Le protesi di ginocchio

LA PROTESI DI GINOCCHIO

Consiste nel sostituire l’articolazione del ginocchio, alterata profondamente nell’anatomia e nella funzione dal processo artrosico o dall’artrite reumatoide, con un’articolazione

La protesi di ginocchio è costituita dalle seguenti componenti:

  1. protesi di ginocchioComponente femorale in metallo che può essere fissata all’osso sia in press-fit (ad incastro a pressione), sia con cemento acrilico. Nel primo caso la superficie metallica a contatto dell’osso dispone di una microfinitura che permette la crescita dell’osso che aderisce sulla protesi stessa (questa modalità viene utilizzata in più del 90% dei casi). La seconda modalità è la cementazione, cioè il Chirurgo impiega una sorta di colla detta cemento acrilico (metilmetacrilato) che fissa la protesi nell’osso ricevente; (questa seconda modalità è usata nei soggetti più anziani ed osteoporotici ).

 

 

 

 

  1. Componente tibiale in metallo fissata all’osso quasi sempre con cemento acrilico (ed eventuali viti).protesi ginocchio

  1. Inserto in polietilene (ad altissima densità molecolare = molto resistente), incastrato sulla superficie superiore della componente tibiale. L’inserto funge da ammortizzatore tra le due componenti metalliche e ne facilita il movimento senza usura del metallo.

  1. Eventuale componente rotulea fissata con cemento. Nella nostra équipe generalmente non viene usata la componente rotulea.

Le protesi di ginocchio possono essere a scivolamento (vedi foto – sono le più diffuse e si impiegano quando i legamenti articolari hanno una buona tenuta e non esiste una grande distruzione ossea) oppure vincolate (un perno guida il movimento delle due componenti, impiegate quando esiste una lassità capsulo-legamentosa del ginocchio ed una distruzione più estesa dell’osso tibiale o femorale).

Le protesi vincolate si utilizzano preferibilmente nelle revisioni.

Quando è necessario impiantare la protesi?

La decisione di impiantare la protesi va presa di comune accordo con il medico quando ci sono i presupposti clinici e radiografici a questo intervento.

Quali sono questi segni?

  • Dolore persistente agli antinfiammatori o che ricompare al termine dell’effetto dei farmaci

  • Deformità del profilo degli arti.

  • Limitazione della mobilità dell’arto alla flessione ed alla estensione; dolore a salire e scendere le scale, dolore a rigirarsi nel letto. Dolore alla deambulazione e ad alzarsi dalla sedia.

  • Difficoltà a compiere i comuni gesti della vita quotidiana;

  • Inefficacia dei trattamenti infiltrativi e fisioterapici per la cura dei sintomi dell’artrosi.

radiografia protesi ginocchioQuanto dura una protesi?

. La protesi ha un tasso di fallimento pari a circa il 2% prevalentemente per infezione. Altre cause che possono far fallire l’impianto sono lo scollamento asettico (mobilizzazione) ed i problemi rotulei che possono costringere re-intervenire sull’impianto andando a modificarlo completamente, solo in parte o con una protesi di rotula.

Non esiste una vera e propria scadenza della protesi. Quello che con il tempo va a danneggiarsi è l’osso attorno all’impianto che può creare la mobilizzazione dello stesso. Secondo le statistiche internazionali la media di sopravvivenza si attesta attorno ai 10-15 anni. La protesi è come un’auto… facendo una buona manutenzione si aumenta la sopravvivenza.

Come aumentare la sopravvivenza di una protesi?

  • mantenendo un peso quanto più possibile vicino al peso forma.

  • Non aumentando ulteriormente di peso

  • Curare infezioni localizzate ad altri distretti che potrebbero contaminare attraverso il sangue la protesi (denti e vie urinarie in primis)

  • Tenendo sempre ben tonica la muscolatura con cyclette o fisioterapia periodica.

  • Evitando sport ed attività troppo usurante o a pericolo di traumi.

  • Trattando l’osteoporosi qualora fosse presente.

Di che materiale è fatta la protesi?

Non esiste un solo materiale, la protesi di ginocchio è composta di una componente di Nichel-Cromo-cobalto-molibdeno e titanio. In più vi è un inserto in polietilene che funge da ammortizzatore. A differenza della protesi di anca la possibilità di liberazione di ioni metallo in circolo è un evento rarissimo.

In caso di allergia al Nichel?

L’allergia al nichel è molto diffusa. Spesso i pazienti non sanno di esserlo ma riferiscono solo arrossamenti e reazioni locali quando indossano orecchini, bracciali ed altri monili non d’oro. Esistono materiali speciali anallergici di rivestimento come il titanio, Niobio, Vanadio o oxinium che rivestono speciali impianti protesici per gli allergici al Nichel Cromo o Cobalto.

Quali sono le possibili complicanze delle protesi ?

Anche se la nostra incidenza di complicanze è ben inferiore alla media, queste colpiscono una piccola parte degli interventi. La prima complicanza è la trombosi venosa profonda che si cerca di prevenire con le eparine a basso peso molecolare, gli anticoagulanti orali e le calze elastiche. Accidenti cardiovascolari sono fortunatamente molto rari e si cercano di prevenire studiando bene il paziente prima di sottoporlo ad intervento chirurgico di protesi.

Le infezioni articolare rappresentano tra 1 e 2% di cause di fallimento di protesi di ginocchio. Tale rischio viene ridotto attraverso la massima sterilità in sala operatoria (presso la nostra struttura vengono utilizzati caschi integrali sterili), in reparto durante le medicazioni ed attraverso la profilassi antibiotica.

La rigidità post intervento è un evento piuttosto raro che può ridurre l’articolarità dell’impianto.

Una buona fisioterapia riduce fortemente questa evenienza; presso l’Istituto Clinico San Rocco il dott. Cavallo trattiene i suoi pazienti per 15 giorni in modo da assicurare almeno 3 ore al giorno circa di fisioterapia attraverso i fisiatri, fisioterapisti e kinetec.

INTERVENTO

L’intervento è eseguito in anestesia spinale o generale, secondo le indicazioni dello Specialista Anestesista.

La durata dell’ intervento è mediamente un ora.

DOPO L’INTERVENTO

    • Per drenare la prevedibile raccolta del sangue in articolazione in modo da impedire ematomi profondi, sono presenti due tubicini in plastica (drenaggi) .

    • Il paziente può muovere subito il ginocchio operato e può girarsi sui fianchi poiché la protesi è già stabile nel momento in cui viene applicata.

    • Rimozione dei drenaggi mediamente dopo 48 ore dall’atto operatorio, inizio della fisioterapia a letto.

    • Prima medicazione in genere dopo due giorni.

    • In seconda giornata inizio della fisioterapia in palestra.

    • In quarta giornata ripresa della deambulazione in carico con due bastoni.

    • Dimissione dall’ospedale mediamente dopo 15 giorni e prosecuzione della riabilitazione o a domicilio o in struttura fisioterapica specialistica.

    • Rimozione dei punti di sutura dopo 15 giorni dall’intervento.

    • Importante la continuazione della profilassi antitromboembolica (con eparina a basso peso molecolare) per via sottocutanea o anticoagulanti orali, per 30 giorni, a seconda delle indicazioni specialistiche.

COSA DEVE FARE IL PAZIENTE PROTESIZZATO A DOMICILIO

Deambulazione in pieno carico con due bastoni per 45 giorni, successivamente con il solo bastone controlaterale per altri 30 giorni.

Dopo due mesi e mezzo quindi, salvo indicazione specialistica contraria, la deambulazione sarà libera.

Fare ginnastica, sia per la mobilizzazione del ginocchio operato, sia per il rafforzamento dei muscoli.

La mobilizzazione deve essere sia attiva, cioè fatta dallo stesso paziente, sia passiva, cioè eseguita con manovre esterne da un Fisioterapista.

Nel primo caso la cinesiterapia attiva sarà facilitata dalla posizione seduta con le gambe a penzoloni, dall’uso di una cyclette (vedi figura) e dall’impiego dell’acqua (Idrochinesiterapia).La chinesiterapia passiva si svolgerà prevalentemente in decubito prono con la massima collaborazione del paziente.

La cyclette può contribuire a migliorare progressivamente la flessione del ginocchio, abbassando ogni giorno

gradualmente la sella.

COSE DA NON FARE

  1. Non bisogna anticipare i tempi riabilitativi.

  2. Non bisogna sospendere la profilassi antitromboembolica senza una precisa direttiva dello Specialista Ortopedico.

  3. Non bisogna trascurare dolori anomali (rialzi termici,versamenti articolari recidivanti), in tal caso consultare immediatamente il Dott. Cavallo.

  4. Non bisogna riprendere la guida automobilistica prima di aver consultato in tal senso lo Specialista Ortopedico.

AVVERTENZE

Come per tutte le protesi, anche il materiale di cui è composta la protesi di ginocchio va incontro ad invecchiamento ed è soggetto a fenomeni di usura.

L‘usura del polietilene è il rischio maggiore cui va incontro la protesi di ginocchio col passare degli anni.

Tale consumo può provocare a lungo andare la comparsa di dolori e versamenti articolari, dovuti allo scollamento dall’osso della protesi.

Per evitare questo problema è assolutamente essenziale che il paziente protesizzato ritorni a controllo dallo Specialista Ortopedico a precise scadenze: dopo 2, 4, 6 e 12 mesi dall’intervento chirurgico.

Passato il primo anno, il controllo clinico dovrà essere effettuato OGNI ANNO.

Ogni volta che ritorna al controllo, il paziente deve eseguire un esame radiografico del ginocchio operato nelle proiezioni frontale, laterale e assiale della rotula a 45°.

Aver superato positivamente ogni visita equivale ad aver espletato un tagliando di garanzia, il che contribuisce ad accertarsi di una prolungata sopravvivenza dell’impianto protesico.

Anche al di là dei suddetti obbligatori controlli periodici, è comunque indispensabile che il paziente, portatore di protesi di ginocchio, avverta il Chirurgo di qualsiasi anomalia della protesi stessa, avvisando anche dell’insorgenza di patologie che possono compromettere il buon funzionamento della protesi. Ad esempio un infezione delle vie respiratorie, delle vie urinarie, della colecisti; oppure anche in occasione di interventi chirurgici programmati, come cistoscopie, colposcopie, protesi dentarie, ecc.

Solo a queste condizioni la protesi di ginocchio, correttamente impiantata, potrà assolvere la sua funzione biomeccanica per molti anni.

L’artrosi del ginocchio

artrosi ginocchioL’artrosi del ginocchio

L’osteoartrosi o artrosi o secondo la corrente terminologia anglofona, osteoartrite (osteoarthritis) è una malattia degenerativa che interessa le articolazioni.

È una delle cause più comuni di disturbi dolorosi, colpisce circa il 10% della popolazione adulta generale e il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni di età. Durante il manifestarsi di tale patologia nasce un nuovo tessuto connettivo e un nuovo osso attorno alla zona interessata. Generalmente sono più colpite le articolazioni sottoposte ad usura, soprattutto al carico del peso corporeo, come le vertebre lombari o le ginocchia.

L’articolazione interessata presenta alterazioni della cartilagine,con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale si presenta iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica.

Classificazione

Esistono diverse tipologie di osteoartrosi, a seconda del grado o del comportamento della stessa può essere:

Primaria, se è causata da fattori genetici ovvero idiopatica.

Secondaria (a traumi, interventi chirurgici, a problemi meccanici, a problemi settici)

Localizzata (monoarticolare)

Generalizzata (pluriarticolare)

Fattori di rischio

Costituiscono fattori predisponenti l’obesità, il sesso femminile, traumi articolari, stress continuo, umidità.

Clinica

Segni e sintomi

I sintomi principali della gonartrosi sono:

dolore

versamento articolare (ginocchio gonfio per eccesso di liquido sinoviale)

limitazione della mobilità fino alla rigidità dell’articolazione

contrattura in flessione

limitata capacità di deambulazione

zoppia

Generalmente gli indici ematochimici (esami del sangue)di flogosi sono normali

Esami strumentali

Nelle radiografie all’inizio della patologia non si riscontra alcuna alterazione, ma con il progredire della malattia si nota:

riduzione dello spazio articolare

alterazione del profilo dell’estremità articolare dell’osso

formazione di osteofiti ai margini delle articolazioni o nel punto di inserzione dei tendini

zone cistiche nell’osso immediatamente al di sotto della cartilagine.

Il grado di alterazione dimostrabile radiologicamente non è sempre correlato all’entità della sintomatologia.

Trattamento

I cambiamenti nello stile di vita, specialmente la perdita di peso e l’attività fisica, uniti alla terapia analgesica, rappresentano il perno del trattamento dell’osteoartrosi. Il paracetamolo rappresenta il farmaco di prima linea, mentre i FANS sono indicati solo nel caso il sollievo dal dolore non sia sufficiente, in relazione alla minore incidenza di effetti collaterali del primo nella terapia cronica.

Stile di vita

Attività fisica

Nella maggior parte dei pazienti affetti da osteoartrosi, l’attività fisica moderata permette un aumento della funzionalità articolare e una riduzione del dolore, soprattutto nella gonartrosi.

Dieta

Nelle persone in sovrappeso, il calo ponderale può rappresentare un fattore importante, in quanto garantisce da una parte una riduzione del dolore dall’altra un aumento della funzionalità e una riduzione della rigidità e dell’affaticamento, riducendo la necessità di una terapia farmacologica. Una metanalisi condotta nel 2009 ha dimostrato che l’educazione del paziente alla gestione della malattia permette una riduzione media della percezione del dolore del 20% rispetto all’uso dei soli antiinfiammatori nei pazienti affetti da coxartrosi.

Fisioterapia

Esiste una evidenza sufficiente ad affermare che la fisioterapia può ridurre il dolore e aumentare la funzionalità. Esistono evidenze che la manipolazione risulti essere più efficace dell’esercizio fisico nell’artrosi dell’anca, queste evidenze non sono considerate conclusive.

L’allenamento funzionale con la gestione dell’andatura e dell’equilibrio è raccomandato per permettere un miglioramento della propriocezione, utile a ridurre il rischio di traumi da caduta nei pazienti più anziani. L’utilizzo di tutori morbidi può permettere il miglioramento dei sintomi in un anno.

Trattamento farmacologico

Analgesici

Il paracetamolo è il trattamento farmacologico principale nell’osteoartrosi. Nel dolore lieve e moderato la sua efficacia è simile a quella dei farmaci antiinfiammatori non steroidei,mentre nel dolore forte i FANS possono essere più efficaci, tuttavia sono associati al rischio di ulcera gastrica e duodenale. Gli inibitori selettivi della COX-2,come il celecoxib, sono parimenti efficaci, ma non più sicuri in termini di effetti collaterali, oltre a risultare più costosi. La somministrazione topica garantisce minor rischio di effetti collaterali, ma anche un minor effetto terapeutico.

Gli oppiacei, come morfina e fentanyl garantiscono una migliore gestione del dolore, tuttavia, per i frequenti effetti collaterali, non sono utilizzati di routine.

Altri farmaci

La somministrazione orale di corticosteroidi non è raccomandata nel trattamento dell’osteoartrite per via dell’efficacia modesta a fronte dell’alto rischio di effetti collaterali. Le infiltrazioni intra-articolari di farmaci come l’idrocortisone garantiscono un sollievo a breve termine, compreso tra qualche settimana e qualche mese.

Trattamento infiltrativo con acido ialuronico (Vedi infiltrazioni con acido ialuronico)

Trattamento chirurgico (vedi protesi di ginocchio)

 

Le lesioni della cartilagine

lesioni della catilagineLe lesioni della cartilagine

La cartilagine articolare è il tessuto di rivestimento delle articolazioni piccole e grandi che per le sue caratteristiche chimico-fisiche è capace di sopportare le forze di compressione e trazione  durante i movimenti.

La cartilagine è formata da cellule specifiche chiamate condrociti che sono inserite in un substrato di materiale amorfo ricco di collagene condroitin-solfato e glicoaminoglicani.

La cartilagine non è di per se una struttura vascolarizzata; i nutrienti per i condrociti non giungono attraverso il sangue quindi ma attraverso il liquido articolare  e dallo strato di osso sottostante la cartilagine (osso subcondrale)

Durante i movimenti la pressione intrarticolare spinge le sostanze nutritive nella cartilagine in modo da nutrirla. Questa spiega perchè uno sport regolare ma non stressante per le articolazioni aiuti a conservare la cartilagine.

Tuttavia questo spiega perché la cartilagine articolare allo stato attuale non sia capace di rigenerare dopo un trauma. Dove non arriva il sangue non è possibile la rigenerazione tissutale.

I  danni cartilagini possono esser di due tipi:

  • Traumatici
  • Degenerativi

I danni traumatici sono tipici dei soggetti giovani o sportivamente attivi e sono in genere ristretti a zone localizzate del ginocchio. Queste evolvono progressivamente e precocemente verso possibili quadri di artrosi.

I danni degenerativi invece sono legati ad un sovraccarico della articolazione che può esser dovuta o ad  alterazioni congenite degli assi degli arti inferiori come il ginocchio valgo, varo o ai mal-allineamenti rotulei.

Le ginocchia vare portano ad una usura prevalentemente a carico della cartilagine del condilo e del piatto tibiale interni; le ginocchia valghe al contrario sovraccaricano la cartilagine del condilo femorale e piatto tibiale esterni.

I malallineamenti rotulei come la rotula alta, bassa e l’iperpressione esterna portano ad usura elettiva della cartilagine cosiddetta articolazione femoro-rotula

Altre cause di danno cartilagineo sono il sovrappeso e l’obesità che costringono le articolazioni ad un carico abnorme rispetto a quello che son capaci di sopportare portando così ad un usura precoce del tessuto.

Più rari sono i difetti assiali legati ad eventi traumatici o post-chirurgici che hanno modificato l’asse degli arti inferiori che sovraccaricano elettivamente alcuni distretti cartilaginei del ginocchio.

Quali sono i segni delle lesioni cartilaginee?

Il dolore persistente in alcuni distretti specifici in base alla localizzazione del danno

Il blocco articolare (spesso per associazione di un danno meniscale in seguito ad un trauma)

Limitazione della articolarità a causa del dolore o del gonfiore.

Gonfiore del ginocchio

Riduzione della capacità di compiere i comuni gesti della vita quotidiana come camminare, far le scale, alzarsi dalla sedia ecc.

Come si cura la cartilagine?

Dipende dal grado di lesione e dalla sua estensione.

Nelle lesioni dal I° al III° stadio di Outerbridge la migliore strategia ortopedica consiste nella pulizia artroscopica dei frammenti cartilaginei con l’asportazione dei relativi corpi mobili ed eventuale sinoviectomia. Vedi artroscopia

Nei lesioni di IV grado della classificazione di Outerbridge (che rappresenta lo stadio più avanzato) è necessario trattare la cartilagine in base alla lesione.

In caso di un paziente di giovane età e con lesione focale minore di 2 cm quadrati il trattamento è quello incruento con l’utilizzo di:

  • infiltrazioni con acido ialuronico ad elevatissimo peso molecolare
  • utilizzo di cellule staminali e PRP
  • campi elettromagnetici pulsati.

In casi in cui purtroppo ci si trovasse davanti a lesioni di grado altrettanto elevato  ed estensione maggiore di 2 cm quadrati in soggetti giovani il trattamento indicato sarebbe quello con innesti di tessuti biologici o di sintesi. Tra le tecniche più utilizzate vi sono:

  • Microfractures secondo Pridie: che consistono nella perforazione dell’osso subcondrale per permettere di arrivare sangue e cellule indifferenziate (cell staminali) che possano premettere la crescita di un tessuto riparativo sulla  zona priva di cartilagine.
  • Mosaicoplastica: prevede il prelievo di cilindretto di tessuto cartilagineo sano in zone non di carico (come la gola intercondiloidea) che vengono inseriti a riempimento dell’area lesionale.
  • Utilizzo di tessuti biologici di sintesi che fungono da scaffold ovvero tessuti con struttura molto simile a quello cartilagineo che viene abitato da cellule indifferenziate che vanno ad insediarsi creando un processo di cicatrizzazione della lesione. A tale tecnica si può integrare l’utilizzo di centrifugato sanguigno ricco di cellule staminali o prp. Questa membrana viene modellata in base alla forma della lesione e viene adesa ad essa con colla di fibrina. Uno dei migliori tessuti in commercio è rappresentato dal Condhrotissue che viene principalmente utilizzato su ginocchio e caviglia.

Menischi e rotture meniscali

Rotture Menisco | Cause | Sintomi | Trattamento | Napoli | Brescia

Anatomia Menischi

Anatomia Menischi

Menischi e rotture meniscali

Cosa sono i menischi?

I menischi sono delle importanti strutture fibrocartilaginee presenti all’interno del ginocchio. All’interno di ogni articolazione esistono due strutture meniscali; un menisco mediale ed uno laterale. Entrambi i menischi hanno una struttura C ma con forma e dimensioni diverse. Hanno una sezione triangolare. La loro parte più spessa funge da ancoraggio alle strutture capsulolegamentose, mentre il margine tagliente costituisce quello libero in articolazione.

Distinguiamo per ogni menisco un corno posteriore, un corpo ed corpo.

La diversità è dovuta al fatto che queste strutture si adattano perfettamente alle differenti forze meccaniche a cui sono sottoposte in articolazione.

Sono strutture che nell’età adulta sono quasi completamente avascolarizzate (fatta eccezione per la parte murale definita rossa-rossa) e pertanto non riparabili spontaneamente in caso dilesione

A cosa servono i menischi ?

I menischi hanno diverse funzioni:

menisco-integro

Menisco Integro

aumentano la congruenza delle superfici articolari del femore e della tibia. I condilo femorali infatti sono quasi sterici e sono adagiati su una superfice quasi plana che sono i piatti tibiali. I menischi come delle zeppe vanno a completare questo porzione anatomica mancante.

Ciò fa si che le forze di carico non vengano dissipate in un una zona di contatto ma in buona parte sui menischi, rendendoli degli importanti ammortizzatori del ginocchio che fanno si di preservare quanto più possibile il tessuto nobile e più delicato del ginocchio, la cartilagine.

Inoltre sembra che facilitino la circolazione del liquido articolare nel ginocchio facilitando il nutrimento delle cellule della cartilagine (chiamate condrociti) la quale non è vascolarizzata e riceve ossigeno e sostanze vitali attraverso questo sistema e l’osso subcondrale.

Cause : Come e perché si rompono i menischi?

I menischi non sono delle strutture inerti come si può pensare. Esse sono in realtà mobili assecondando i movimenti di rotolamento e scivolamento che i condili femorali esercitano sul piatto tibiale in ogni atto di flessione ed estensione del ginocchio.

Distinguiamo due tipi di lesioni fondamentalmente:

  • lesioni traumatiche : che coinvolgono un menisco strutturalmente giovane e che per rompersi necessita di un movimento abnorme in iperflessione, iperestensione, varizzazione e valgizzazione. Questi movimenti nella maggior parte dei casi avvengono durante la pratica di attività sportiva o in traumi della strada o sul lavoro. Non di rado queste lesioni si associano a quelle di altre strutture come i legamenti crociati, collaterali, della capsula e della cartilagine.
  • Lesioni degenerative; si verificano in genere in menischi che già di per se hanno una struttura degenerata. Tali lesioni infatti non sono nette e regolari e si verificano per movimenti banali come accovacciamento , inginocchiamento ecc.. Spesso i pazienti non riconoscono nemmeno l’evento in cui si è creata la lesione.
rottura degenerativa del menisco

Rottura degenerativa del menisco

In entrambi i casi il menisco rimane incarcerato nella morsa tra femore e tibia schiacciandolo e creando una lesione.

Classificazione per tipologia di lesone meniscale:

  • Longitudinale
  • Radiale
  • Orizzontale
  • A flap
  • A manico di secchio
  • Complessa

Classificazione in base alla localizzazione della rottura meniscale:

  • corno posteriore (più frequenti)
  • corpo meniscale
  • corno anteriore

La lesione del menisco interno è circa cinque volte più frequente di quella del menisco laterale a causa del suo maggiore grado di mobilità.

Quando si verifica una di queste lesioni il menisco muta la propria forma e le proprie proprietà meccaniche ; questo fa si che in ogni movimento venga schiacciato in modo abnorme stimolando dolore poiché trazione la capsula e le fibre dolorifiche della stessa.

È come gettare un sassolino in un ingranaggio; potenzialmente in ogni movimento del ginocchio si può effettuare una nuova lesione del menisco sino a distruggerlo quasi completamente con gli anni.

Rotture Menisco | Cause | Sintomi | Diagnosi | Trattamento | Napoli | Brescia

Quali sono i sintomi di una rottura del menisco?

manico di secchio

Manico di secchio

Essenzialmente il dolore si a riposo ma prevalentemente durante la flesso estensione del ginocchio. tale dolore si ha spesso anche durante la deambulazione sino a creare zoppia.

Tale dolore si localizza più medialmente o più lateralmente a seconda del menisco interessato.

Non di rado e soprattutto quando la lesione è traumatica si può avere gonfiore del ginocchio che può essere causato o dalla presenza di liquido infiammatorio o addirittura di sangue se la lesione è murale.

Come si effettua la diagnosi di rottura meniscale?

Anamnesi : la tipologia di meccanismo di lesione descritta dal paziente già ci fa deporre per una possibile lesione meniscale, soprattutto quando ci si parla li lesioni sportive in cui si è verificato un meccanismo di torsione sul ginocchio

Esame obiettivo:

ortopedico valuterà attraverso una accurata visita diversi parametri.

  • Movimento del ginocchio: non di rado dei frammenti meniscali posso interporsi nel ginocchio impedendo la corretta flesso-estensione, configurando il quadro di blocco articolare per manico di secchio.
  • La ricerca della presenza di liquido intrarticolare con il test del ballottamento.
  • Effettuazione di test specifici per riconoscere le lesioni meniscali (Griding test, Apley ecc..)
  • Effettuazione di test pela ricerca di lesioni concomitanti ai legamenti (test del cassetto anteriore, posteriore, pivot-shift ecc)

Esami strumentali

regolarizzazione rottura meniscale

Regolarizzazione rottura meniscale

Che esame diagnostico fare in caso di sospetta rottura del menisco?

  • La risonanza magnetica nucleare (RMN) rappresenta l’esame di scelta per la diagnosi di rottura meniscale. Tale esame che non è invasivo e non utilizza radiazioni ionizzanti è tuttavia costoso e per questo il medico di medicina generale lo prescrive dietro esplicita richiesta dello specialista ortopedico. Grazie a questo esame è possibile non solo studiare le caratteristiche della lesione scegliendo il miglior trattamento, ma è anche possibile diagnosticare lesioni associate a livello dell’osso, della cartilagine, del legamenti (collaterali e crociati) e dei tendini.
  • La radiografia anche se non necessaria per la diagnosi di lesione meniscale è fondamentale e deve essere sempre eseguita dopo un trauma per escludere prima di tutto una frattura ossea la quale ha la precedenza di trattamento rispetto alle lesioni delle altre strutture articolari del ginocchio.
  • La Tac o meglio TC è considerata esame di seconda nelle patologie meniscali scelta e va eseguito per far diagnosi di lesione meniscale in quei pazienti in cui vi è controindicazione alla effettuazione di risonanza magnetica.

Come si trattano le lesioni meniscali?

Poiché il menisco è una importantissima struttura del ginocchio, poichè serve per proteggere la cartilagine femorale e tibiale, esso va preservato.

Non tutte le lesioni meniscali vanno trattate. La scelta delle lesioni d trattare spetta ai chirurghi ortopedici esperti.

Essendo il menisco una struttura per la gran parte non vascolarizzata essa difficilmente è capace di cicatrizzare e pertanto spesso necessita di un trattamento chirurgico per rimuovere la sintomatologia dolorosa del paziente.

Oggi la chirurgia meniscale aperta o “Open” del ginocchio è stata quasi completamente abbandonata.

Attualmente la tecnica mininvasiva della artroscopia permette di effettuare tutti i gesti chirurgici del ginocchio attraverso dei piccolissimi accessi chirurgici.

Due sono essenzialmente gli interventi artroscopici che si effettuano in caso di lesione meniscale:

meniscectomia con shaver

Meniscectomia con shaver

meniscectomia selettiva o parziale: consiste nella regolarizzazione delle lesione meniscale andando a rimuovere esclusivamente il frammento meniscale staccato senza toccare la parte integra del menisco. Questa tecnica fa si di lasciare in situ la gran parte del menisco in modo da ridurre al minino il processo di avanzamento della patologia artrosica che si è registrato in passato quando la chirurgia ortopedica era molto più invasiva e prevedeva la rimozione chirurgica dell’intero menisco causando così uno scarico completo delle forze di carico sulla cartilagine. Tale chirurgia minivasiva si avvale di una sofisticata tecnologia che attraverso lame motorizzate, bisturi a radiofrequenze e pinze meniscali permettono di rimuovere in mani esperte ogni lesione del menisco lasciando intatte le strutture nobili del ginocchio. Tutto ciò si traduce si traduce in un recupero rapidissimo per il paziente soprattutto quando effettuata in anestesia locale come predilige il Dott. Cavallo.

sutura meniscale o meniscopessi. Consiste nella riparazione delle lesioni meniscali. Tale riparazione anche se complessa e non eseguita purtroppo da tutti i chirurghi ortopedici deve rappresentare la prima scelta di trattamento in tutti i pazienti, in particolar modo in quelli giovani ed attivi. Le lesioni per essere riparabili devono però essere recenti, non degenerative e non devono interessare il margine libero meniscale e dipendono dalla età del paziente. Diverse sono le tecniche riparative.

frammento meniscale rimosso

Frammento meniscale rimosso

All inside: ovvero attraverso dei device che sparano ancorette e fili non riassorbibili ancorando il menisco alla parete.

Out- in ed in-Out . Queste tecniche prevedono l’utilizzo di cannule. Aghi speciali e fili che vengono utilizzati per suturare il menisco dall’interno verso l’esterno o al contrario

Con tunnel ossei che si utilizza soprattutto per l’ancoraggio soprattutto delle radici meniscali.

Dr. Angelo Cavallo – Ortopedico | Napoli | Brescia

http://www.facebook.com/specialistaortopediaetraumatologia

 

 

 VIDEO: Artroscopia di ginocchio con asportazione di menisco a manico di secchio: