Le protesi di ginocchio

LA PROTESI DI GINOCCHIO

Consiste nel sostituire l’articolazione del ginocchio, alterata profondamente nell’anatomia e nella funzione dal processo artrosico o dall’artrite reumatoide, con un’articolazione

La protesi di ginocchio è costituita dalle seguenti componenti:

  1. protesi di ginocchioComponente femorale in metallo che può essere fissata all’osso sia in press-fit (ad incastro a pressione), sia con cemento acrilico. Nel primo caso la superficie metallica a contatto dell’osso dispone di una microfinitura che permette la crescita dell’osso che aderisce sulla protesi stessa (questa modalità viene utilizzata in più del 90% dei casi). La seconda modalità è la cementazione, cioè il Chirurgo impiega una sorta di colla detta cemento acrilico (metilmetacrilato) che fissa la protesi nell’osso ricevente; (questa seconda modalità è usata nei soggetti più anziani ed osteoporotici ).

 

 

 

 

  1. Componente tibiale in metallo fissata all’osso quasi sempre con cemento acrilico (ed eventuali viti).protesi ginocchio

  1. Inserto in polietilene (ad altissima densità molecolare = molto resistente), incastrato sulla superficie superiore della componente tibiale. L’inserto funge da ammortizzatore tra le due componenti metalliche e ne facilita il movimento senza usura del metallo.

  1. Eventuale componente rotulea fissata con cemento. Nella nostra équipe generalmente non viene usata la componente rotulea.

Le protesi di ginocchio possono essere a scivolamento (vedi foto – sono le più diffuse e si impiegano quando i legamenti articolari hanno una buona tenuta e non esiste una grande distruzione ossea) oppure vincolate (un perno guida il movimento delle due componenti, impiegate quando esiste una lassità capsulo-legamentosa del ginocchio ed una distruzione più estesa dell’osso tibiale o femorale).

Le protesi vincolate si utilizzano preferibilmente nelle revisioni.

Quando è necessario impiantare la protesi?

La decisione di impiantare la protesi va presa di comune accordo con il medico quando ci sono i presupposti clinici e radiografici a questo intervento.

Quali sono questi segni?

  • Dolore persistente agli antinfiammatori o che ricompare al termine dell’effetto dei farmaci

  • Deformità del profilo degli arti.

  • Limitazione della mobilità dell’arto alla flessione ed alla estensione; dolore a salire e scendere le scale, dolore a rigirarsi nel letto. Dolore alla deambulazione e ad alzarsi dalla sedia.

  • Difficoltà a compiere i comuni gesti della vita quotidiana;

  • Inefficacia dei trattamenti infiltrativi e fisioterapici per la cura dei sintomi dell’artrosi.

radiografia protesi ginocchioQuanto dura una protesi?

. La protesi ha un tasso di fallimento pari a circa il 2% prevalentemente per infezione. Altre cause che possono far fallire l’impianto sono lo scollamento asettico (mobilizzazione) ed i problemi rotulei che possono costringere re-intervenire sull’impianto andando a modificarlo completamente, solo in parte o con una protesi di rotula.

Non esiste una vera e propria scadenza della protesi. Quello che con il tempo va a danneggiarsi è l’osso attorno all’impianto che può creare la mobilizzazione dello stesso. Secondo le statistiche internazionali la media di sopravvivenza si attesta attorno ai 10-15 anni. La protesi è come un’auto… facendo una buona manutenzione si aumenta la sopravvivenza.

Come aumentare la sopravvivenza di una protesi?

  • mantenendo un peso quanto più possibile vicino al peso forma.

  • Non aumentando ulteriormente di peso

  • Curare infezioni localizzate ad altri distretti che potrebbero contaminare attraverso il sangue la protesi (denti e vie urinarie in primis)

  • Tenendo sempre ben tonica la muscolatura con cyclette o fisioterapia periodica.

  • Evitando sport ed attività troppo usurante o a pericolo di traumi.

  • Trattando l’osteoporosi qualora fosse presente.

Di che materiale è fatta la protesi?

Non esiste un solo materiale, la protesi di ginocchio è composta di una componente di Nichel-Cromo-cobalto-molibdeno e titanio. In più vi è un inserto in polietilene che funge da ammortizzatore. A differenza della protesi di anca la possibilità di liberazione di ioni metallo in circolo è un evento rarissimo.

In caso di allergia al Nichel?

L’allergia al nichel è molto diffusa. Spesso i pazienti non sanno di esserlo ma riferiscono solo arrossamenti e reazioni locali quando indossano orecchini, bracciali ed altri monili non d’oro. Esistono materiali speciali anallergici di rivestimento come il titanio, Niobio, Vanadio o oxinium che rivestono speciali impianti protesici per gli allergici al Nichel Cromo o Cobalto.

Quali sono le possibili complicanze delle protesi ?

Anche se la nostra incidenza di complicanze è ben inferiore alla media, queste colpiscono una piccola parte degli interventi. La prima complicanza è la trombosi venosa profonda che si cerca di prevenire con le eparine a basso peso molecolare, gli anticoagulanti orali e le calze elastiche. Accidenti cardiovascolari sono fortunatamente molto rari e si cercano di prevenire studiando bene il paziente prima di sottoporlo ad intervento chirurgico di protesi.

Le infezioni articolare rappresentano tra 1 e 2% di cause di fallimento di protesi di ginocchio. Tale rischio viene ridotto attraverso la massima sterilità in sala operatoria (presso la nostra struttura vengono utilizzati caschi integrali sterili), in reparto durante le medicazioni ed attraverso la profilassi antibiotica.

La rigidità post intervento è un evento piuttosto raro che può ridurre l’articolarità dell’impianto.

Una buona fisioterapia riduce fortemente questa evenienza; presso l’Istituto Clinico San Rocco il dott. Cavallo trattiene i suoi pazienti per 15 giorni in modo da assicurare almeno 3 ore al giorno circa di fisioterapia attraverso i fisiatri, fisioterapisti e kinetec.

INTERVENTO

L’intervento è eseguito in anestesia spinale o generale, secondo le indicazioni dello Specialista Anestesista.

La durata dell’ intervento è mediamente un ora.

DOPO L’INTERVENTO

    • Per drenare la prevedibile raccolta del sangue in articolazione in modo da impedire ematomi profondi, sono presenti due tubicini in plastica (drenaggi) .

    • Il paziente può muovere subito il ginocchio operato e può girarsi sui fianchi poiché la protesi è già stabile nel momento in cui viene applicata.

    • Rimozione dei drenaggi mediamente dopo 48 ore dall’atto operatorio, inizio della fisioterapia a letto.

    • Prima medicazione in genere dopo due giorni.

    • In seconda giornata inizio della fisioterapia in palestra.

    • In quarta giornata ripresa della deambulazione in carico con due bastoni.

    • Dimissione dall’ospedale mediamente dopo 15 giorni e prosecuzione della riabilitazione o a domicilio o in struttura fisioterapica specialistica.

    • Rimozione dei punti di sutura dopo 15 giorni dall’intervento.

    • Importante la continuazione della profilassi antitromboembolica (con eparina a basso peso molecolare) per via sottocutanea o anticoagulanti orali, per 30 giorni, a seconda delle indicazioni specialistiche.

COSA DEVE FARE IL PAZIENTE PROTESIZZATO A DOMICILIO

Deambulazione in pieno carico con due bastoni per 45 giorni, successivamente con il solo bastone controlaterale per altri 30 giorni.

Dopo due mesi e mezzo quindi, salvo indicazione specialistica contraria, la deambulazione sarà libera.

Fare ginnastica, sia per la mobilizzazione del ginocchio operato, sia per il rafforzamento dei muscoli.

La mobilizzazione deve essere sia attiva, cioè fatta dallo stesso paziente, sia passiva, cioè eseguita con manovre esterne da un Fisioterapista.

Nel primo caso la cinesiterapia attiva sarà facilitata dalla posizione seduta con le gambe a penzoloni, dall’uso di una cyclette (vedi figura) e dall’impiego dell’acqua (Idrochinesiterapia).La chinesiterapia passiva si svolgerà prevalentemente in decubito prono con la massima collaborazione del paziente.

La cyclette può contribuire a migliorare progressivamente la flessione del ginocchio, abbassando ogni giorno

gradualmente la sella.

COSE DA NON FARE

  1. Non bisogna anticipare i tempi riabilitativi.

  2. Non bisogna sospendere la profilassi antitromboembolica senza una precisa direttiva dello Specialista Ortopedico.

  3. Non bisogna trascurare dolori anomali (rialzi termici,versamenti articolari recidivanti), in tal caso consultare immediatamente il Dott. Cavallo.

  4. Non bisogna riprendere la guida automobilistica prima di aver consultato in tal senso lo Specialista Ortopedico.

AVVERTENZE

Come per tutte le protesi, anche il materiale di cui è composta la protesi di ginocchio va incontro ad invecchiamento ed è soggetto a fenomeni di usura.

L‘usura del polietilene è il rischio maggiore cui va incontro la protesi di ginocchio col passare degli anni.

Tale consumo può provocare a lungo andare la comparsa di dolori e versamenti articolari, dovuti allo scollamento dall’osso della protesi.

Per evitare questo problema è assolutamente essenziale che il paziente protesizzato ritorni a controllo dallo Specialista Ortopedico a precise scadenze: dopo 2, 4, 6 e 12 mesi dall’intervento chirurgico.

Passato il primo anno, il controllo clinico dovrà essere effettuato OGNI ANNO.

Ogni volta che ritorna al controllo, il paziente deve eseguire un esame radiografico del ginocchio operato nelle proiezioni frontale, laterale e assiale della rotula a 45°.

Aver superato positivamente ogni visita equivale ad aver espletato un tagliando di garanzia, il che contribuisce ad accertarsi di una prolungata sopravvivenza dell’impianto protesico.

Anche al di là dei suddetti obbligatori controlli periodici, è comunque indispensabile che il paziente, portatore di protesi di ginocchio, avverta il Chirurgo di qualsiasi anomalia della protesi stessa, avvisando anche dell’insorgenza di patologie che possono compromettere il buon funzionamento della protesi. Ad esempio un infezione delle vie respiratorie, delle vie urinarie, della colecisti; oppure anche in occasione di interventi chirurgici programmati, come cistoscopie, colposcopie, protesi dentarie, ecc.

Solo a queste condizioni la protesi di ginocchio, correttamente impiantata, potrà assolvere la sua funzione biomeccanica per molti anni.

Legamento crociato anteriore e la sua lesione

crociato anterioreLegamento crociato anteriore e la sua lesione

Il legamento crociato anteriore è uno dei quattro più importanti legamenti che costituiscono l’articolazione del ginocchio. È una struttura fibrosa, di forma allungata, collocata al centro del ginocchio, tesa fra tibia e femore. La sua funzione è quella di stabilizzare l’articolazione, in collaborazione con il legamento crociato posteriore, con il quale va a formare il pivot centrale dell’articolazione. In particolare, la sua funzione primaria è quella di impedire lo spostamento in avanti della tibia rispetto al femore. Il nome è indicativo del caratteristico incrocio di questi con il legamento crociato posteriore all’altezza delle loro intersezioni sulla tibia. .A causa di una maggiore importanza rivestita dall’attività sportiva, lesioni a carico del legamento crociato anteriore sono sempre più frequenti. Negli Stati Uniti, si contano dai 75.000 ai 100.000 casi di lesioni all’anno, anche se alcune fonti giungono a stimare i casi in 150.000 all’anno.

Storia

I primi studi compiuti sul legamento crociato anteriore, risalgono al 3000 a.C. nell’antico Egitto,ma è solo con Ippocrate di Coo che si ha la prima descrizione di una sublussazione del ginocchio causata da una lesione del legamento crociato anteriore. Galeno di Pergamo, approfondì nel II secolo d.C. i propri studi sul ginocchio, dando a questa struttura il nome di ligamenta cruciata genus.

Anatomia del LCA

Struttura

Anatomicamente, il legamento crociato anteriore, è situato al centro del ginocchio, fra tibia e femore, ove forma con il legamento crociato posteriore il pivot centrale dell’articolazione, ovvero il perno centrale attorno cui ruota l’articolazione stessa. Questo, insieme al legamento collaterale mediale e al legamento collaterale laterale, garantisce la completa stabilità alla struttura.

Il legamento crociato anteriore è collocato in sede intrarticolare, ma extrasinoviale e parte da un’area rugosa dall’eminenza intercondilea della tibia, subito avanti e lateralmente alla spina tibiale anteriore, con un attacco di forma ellittica lungo mediamente 17 millimetri e largo 11. Procede, poi, obliquamente verso l’alto con un andamento a spiroide di circa 110°, passando sotto al legamento trasverso, unendosi parzialmente al corno anteriore del menisco laterale, e finisce per inserirsi sul condilo laterale del femore con un attacco ovalare del diametro che varia dai 14 ai 16 millimetri.

Dimensionalmente, il legamento crociato anteriore, ha una lunghezza, misurata dalla tibia al femore, variabile tra 31 a 39 millimetri, per un lunghezza media di 29,6 millimetri, mentre il diametro si attesta su una media di 11 millimetri.

Esso è idealmente costituito da due fasci non individuabili, uno antero-mediale che va ad inserirsi nella regione antero-mediale dell’inserzione tibiale ed uno postero-laterale, costituito dal resto del legamento. La prima risulta tesa in flessione, mentre la seconda risulta tesa in deflessione.

Innervazione

Il legamento crociato anteriore risulta particolarmente innervato e circa l’1,5% del suo volume è costituito da terminazione nervose. In particolar modo, all’altezza degli innesti ossei è possibile individuare fino a 4 tipi di recettori, ed infatti, una delle funzioni del legamento crociato anteriore.

Vascolarizzazione

Il principale apporto di sangue dei legamenti crociati nasce dall’arteria genicolata centrale.

Funzione del LCA

Come già accennato, il legamento crociato anteriore assolve le funzioni di:

  • resistenza alla lussazione anteriore;
  • resistenza alla lussazione mediale.

In particolare, esso è responsabile di circa 86% della resistenza alla lussazione anteriore e di circa il 30% a quella mediale.

Lesione dell’LCA

Il legamento crociato anteriore è spesso soggetto a lesioni. Soggetti particolarmente esposti al rischio di lesione sono gli sportivi. Una volta appurata la lesione del legamento, è necessaria una valutazione della stabilità dell’articolazione. Esistono due tipi di stabilità, quella attiva data dalla muscolatura dell’ arto inferiore e dal controllo neuromuscolare della stessa e quella intrinseca, data appunto dall’ integrità e dalle caratteristiche biochimiche e biomeccaniche del legamento stesso. TEST DI STABILITA’ Le prove di stabilità in caso di sospetta lesione del legamento si effettuano prima sull’ arto sano e poi su quello leso. I test più comuni sono il Lachmann test ed il cassetto anteriore (anterior drawer) in cui viene sottoposta manualmente una sollecitazione in senso anteroposteriore facendo dislocare la tibia dal femore. Qualora venga ritenuto necessario intervenire chirurgicamente per ridare la stabilità passiva, non è sufficiente la sutura del tessuto, ma è necessaria la completa sostituzione, attraverso diverse tecniche, che vanno dall’auto-impianto, con differenti sedi di prelievo, prelievo da cadavere o, infine, impianto di natura sintetica. Allo stato dell’arte, risulta difficile una valutazione sulla tecnica migliore fra queste, poiché ognuna di esse presenta vantaggi e svantaggi non trascurabili.

Trattamento chirurgico

Le tecniche chirurgiche che mirano a ricostruire il legamento crociato anteriore sono artroscopiche. 

La degenza prevede 3 notti post-operatorie. L’anestesia di scelta è quella spinale.

Le tecniche utilizzate dal dottor Cavallo sono:  1. Ricostruzione con tendine Rotuleo 2. Ricostruzione con tendini del Semitendinoso (ST) e Gracile (GR) 3. Ricostruzione con Allograft (tendine da donatore)  La ricostruzione con Semitendinoso e Gracile, tecnica ad oggi assai diffusa in tutto il mondo, prevede l’utilizzo dei tendini di due muscoli flessori mediali della coscia che vengono prelevati con una piccola incisione dalla tibia prossimale. Una volta imbastiti e quadruplicati vengono fatti passare attraverso due tunnels ossei precedentemente allestiti sotto guida artroscopica in articolazione. La fissazione avviene mediante speciali pinze e viti bio-riassorbibili.

La ricostruzione con Tendine Rotuleo prevede per quanto riguarda la fase artroscopica di preparazione, una procedura più o meno sovrapponibile a quella della tecnica che utilizza ST e GR.  Differente è l’espianto del terzo centrale del tendine rotuleo attraverso un accesso chirurgico mediano davanti al ginocchio di circa 7 cm. Dopo la preparazione delle due brattee ossee  – prossimale (rotulea) e distale (tibiale) – della dimensione desiderata , avviene il suo inserimento in articolazione attraverso un tunnel osseo lievemente  più ampio sia per la tibia che per il femore. Anche in questo caso la fissazione del neo-legamento avviene mediante speciali pinze e viti bio-riassorbibili.

La ricostruzione con Allograft (tendine da donatore) è un innesto ottenuto in genere da un tendine d’Achille o Rotuleo da donatore (CFR banca dell’ osso) . L’intervento ha il vantaggio indiscusso di essere molto meno invasivo, poichè  non prevede il prelievo di tendini del paziente, evitando così di indebolire i flessori di coscia o il quadricipite come nei precedenti due interventi. Tuttavia è sicuramente una procedura particolare, meritevole di approfondimento e discussione con lo specialista di fiducia e va indicato solo in casi assi risicati, come ad esempio nelle recidive di lesioni legamentose in sportivi che hanno già subito in precedenza  interventi ricostruttivi del L.C.A.

La fisioterapia prima dell’ operazione è sempre stata considerata essenziale per tutti i soggetti . In particolare è consigliato il controllo del dolore attraverso fisioterapia strumentale, elevazioni dell’ arto per favorirne il drenaggio e mantenere il tono per quanto possibile. inoltre è consigliato un recupero della (ROM:intervallo di movimento) e della forza prima dell’ operazione.

INTERVENTO

L intervento viene eseguito di norma in anestesia periferica e dura circa 60 minuti.

DOPO L’INTERVENTO

L ‘arto operato presenta un tubicino in plastica (drenaggio) intra-articolare in aspirazione per la raccolta del

sangue presente nell’articolazione.

La rimozione del drenaggio dopo 48 ore e inizio della fisioterapia a letto.

Si inizia con la mobilizzazione della tibio-tarsica, contrazioni isometriche dei flessori e del quadricipite.

Dal al giorno post-intervento

    • Si prosegue la fisioterapia in palestra, si riprende la deambulazione con due bastoni con carico anche sull’arto operato.
    • Radiografia di controllo.
    • Medicazione.
    • Dimissione e viene consigliato al paziente di rivolgersi in un centro di riabilitazione.

Cosa deve fare il paziente operato di ricostruzione LCA a domicilio

Dalla dimissione alla settimane dall’intervento

    • Rimozione punti dopo 15 giorni dall’intervento.
    • Prosecuzione della mobilizzazione attiva, nel range da 0 a 90 gradi.
    • Esercizi di stiramento miofasciale posteriore attivo.
    • Esercizi attivi di potenziamento dei flessori del ginocchio, dei glutei, del tensore della fascia lata.
    • Deambulazione in carico, con ausilio di due bastoni.
    • A 3 settimane concessa escursione articolare da 0 a 130 gradi.

Dalla alla settimana

    • Deambulazione in pieno carico.
    • Intensificazione degli esercizi di potenziamento muscolare dei flessori del ginocchio e del quadricipite, eseguiti attivamente senza impiego di resistenze.
    • Mobilizzazione attiva e passiva, dolce e graduale, in flessione del ginocchio operato.
    • Nuoto alternato all’uso di cyclette, senza resistenze (1 ora al giorno).
    • Controllo clinico ortopedico specialistico, con esame radiografico del ginocchio operato.

Dalla alla settimana

    • Deambulazione libera.
    • Prosecuzione degli esercizi descritti (cyclette, nuoto, esercizi isometrici).
    • Cocontrazioni, sotto controllo fisioterapico, dei flessori-quadricipite nel range 30-90 gradi.
    • Surfing, esercizi di carico, recupero della propria attività articolare.

Dalla 10° alla 12° settimana

    • Ripresa del lavoro.
    • Intensificazione degli esercizi, della rieducazione propriocettiva, della cyclette e delle cocontrazioni agonisti-antagonisti.
    • Inizio degli esercizi contro resistenza per i flessori del ginocchio:
    • le resistenze in estensione possono essere impiegate solo con ginocchio esteso ed applicate al terzo prossimale della gamba.

Visita specialistica ortopedica con esame radiografico recente del ginocchio operato nelle proiezioni frontale, laterale ed assiale di rotula a 45 gradi.

Intensificazione ulteriore degli esercizi precedenti.

Inizio della riabilitazione isocinetica, con apparecchi tipo Cybex od Ortotron.

Corsa in piano, saltelli in appoggio bipodalico.

Dal mese post-operatorio

Prosecuzione della ginnastica isocinetica (90 minuti al giorno).

Oltre alla corsa, inizio degli scatti, dello slalom, del salto monopodalico su superficie elastica.

Dal mese

Ripresa dell’ allenamento sportivo. Prosecuzione dell’ isocinetica.

Dal mese

Visita specialistica ortopedica, con esame radiografico recente.

Ripresa dell’attività sportiva agonistica, a giudizio del chirurgo ortopedico.

Controllo clinico, radiografico ed eventuale TAC ogni anno.

L’artrosi del ginocchio

artrosi ginocchioL’artrosi del ginocchio

L’osteoartrosi o artrosi o secondo la corrente terminologia anglofona, osteoartrite (osteoarthritis) è una malattia degenerativa che interessa le articolazioni.

È una delle cause più comuni di disturbi dolorosi, colpisce circa il 10% della popolazione adulta generale e il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni di età. Durante il manifestarsi di tale patologia nasce un nuovo tessuto connettivo e un nuovo osso attorno alla zona interessata. Generalmente sono più colpite le articolazioni sottoposte ad usura, soprattutto al carico del peso corporeo, come le vertebre lombari o le ginocchia.

L’articolazione interessata presenta alterazioni della cartilagine,con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale si presenta iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica.

Classificazione

Esistono diverse tipologie di osteoartrosi, a seconda del grado o del comportamento della stessa può essere:

Primaria, se è causata da fattori genetici ovvero idiopatica.

Secondaria (a traumi, interventi chirurgici, a problemi meccanici, a problemi settici)

Localizzata (monoarticolare)

Generalizzata (pluriarticolare)

Fattori di rischio

Costituiscono fattori predisponenti l’obesità, il sesso femminile, traumi articolari, stress continuo, umidità.

Clinica

Segni e sintomi

I sintomi principali della gonartrosi sono:

dolore

versamento articolare (ginocchio gonfio per eccesso di liquido sinoviale)

limitazione della mobilità fino alla rigidità dell’articolazione

contrattura in flessione

limitata capacità di deambulazione

zoppia

Generalmente gli indici ematochimici (esami del sangue)di flogosi sono normali

Esami strumentali

Nelle radiografie all’inizio della patologia non si riscontra alcuna alterazione, ma con il progredire della malattia si nota:

riduzione dello spazio articolare

alterazione del profilo dell’estremità articolare dell’osso

formazione di osteofiti ai margini delle articolazioni o nel punto di inserzione dei tendini

zone cistiche nell’osso immediatamente al di sotto della cartilagine.

Il grado di alterazione dimostrabile radiologicamente non è sempre correlato all’entità della sintomatologia.

Trattamento

I cambiamenti nello stile di vita, specialmente la perdita di peso e l’attività fisica, uniti alla terapia analgesica, rappresentano il perno del trattamento dell’osteoartrosi. Il paracetamolo rappresenta il farmaco di prima linea, mentre i FANS sono indicati solo nel caso il sollievo dal dolore non sia sufficiente, in relazione alla minore incidenza di effetti collaterali del primo nella terapia cronica.

Stile di vita

Attività fisica

Nella maggior parte dei pazienti affetti da osteoartrosi, l’attività fisica moderata permette un aumento della funzionalità articolare e una riduzione del dolore, soprattutto nella gonartrosi.

Dieta

Nelle persone in sovrappeso, il calo ponderale può rappresentare un fattore importante, in quanto garantisce da una parte una riduzione del dolore dall’altra un aumento della funzionalità e una riduzione della rigidità e dell’affaticamento, riducendo la necessità di una terapia farmacologica. Una metanalisi condotta nel 2009 ha dimostrato che l’educazione del paziente alla gestione della malattia permette una riduzione media della percezione del dolore del 20% rispetto all’uso dei soli antiinfiammatori nei pazienti affetti da coxartrosi.

Fisioterapia

Esiste una evidenza sufficiente ad affermare che la fisioterapia può ridurre il dolore e aumentare la funzionalità. Esistono evidenze che la manipolazione risulti essere più efficace dell’esercizio fisico nell’artrosi dell’anca, queste evidenze non sono considerate conclusive.

L’allenamento funzionale con la gestione dell’andatura e dell’equilibrio è raccomandato per permettere un miglioramento della propriocezione, utile a ridurre il rischio di traumi da caduta nei pazienti più anziani. L’utilizzo di tutori morbidi può permettere il miglioramento dei sintomi in un anno.

Trattamento farmacologico

Analgesici

Il paracetamolo è il trattamento farmacologico principale nell’osteoartrosi. Nel dolore lieve e moderato la sua efficacia è simile a quella dei farmaci antiinfiammatori non steroidei,mentre nel dolore forte i FANS possono essere più efficaci, tuttavia sono associati al rischio di ulcera gastrica e duodenale. Gli inibitori selettivi della COX-2,come il celecoxib, sono parimenti efficaci, ma non più sicuri in termini di effetti collaterali, oltre a risultare più costosi. La somministrazione topica garantisce minor rischio di effetti collaterali, ma anche un minor effetto terapeutico.

Gli oppiacei, come morfina e fentanyl garantiscono una migliore gestione del dolore, tuttavia, per i frequenti effetti collaterali, non sono utilizzati di routine.

Altri farmaci

La somministrazione orale di corticosteroidi non è raccomandata nel trattamento dell’osteoartrite per via dell’efficacia modesta a fronte dell’alto rischio di effetti collaterali. Le infiltrazioni intra-articolari di farmaci come l’idrocortisone garantiscono un sollievo a breve termine, compreso tra qualche settimana e qualche mese.

Trattamento infiltrativo con acido ialuronico (Vedi infiltrazioni con acido ialuronico)

Trattamento chirurgico (vedi protesi di ginocchio)

 

Le lesioni della cartilagine

lesioni della catilagineLe lesioni della cartilagine

La cartilagine articolare è il tessuto di rivestimento delle articolazioni piccole e grandi che per le sue caratteristiche chimico-fisiche è capace di sopportare le forze di compressione e trazione  durante i movimenti.

La cartilagine è formata da cellule specifiche chiamate condrociti che sono inserite in un substrato di materiale amorfo ricco di collagene condroitin-solfato e glicoaminoglicani.

La cartilagine non è di per se una struttura vascolarizzata; i nutrienti per i condrociti non giungono attraverso il sangue quindi ma attraverso il liquido articolare  e dallo strato di osso sottostante la cartilagine (osso subcondrale)

Durante i movimenti la pressione intrarticolare spinge le sostanze nutritive nella cartilagine in modo da nutrirla. Questa spiega perchè uno sport regolare ma non stressante per le articolazioni aiuti a conservare la cartilagine.

Tuttavia questo spiega perché la cartilagine articolare allo stato attuale non sia capace di rigenerare dopo un trauma. Dove non arriva il sangue non è possibile la rigenerazione tissutale.

I  danni cartilagini possono esser di due tipi:

  • Traumatici
  • Degenerativi

I danni traumatici sono tipici dei soggetti giovani o sportivamente attivi e sono in genere ristretti a zone localizzate del ginocchio. Queste evolvono progressivamente e precocemente verso possibili quadri di artrosi.

I danni degenerativi invece sono legati ad un sovraccarico della articolazione che può esser dovuta o ad  alterazioni congenite degli assi degli arti inferiori come il ginocchio valgo, varo o ai mal-allineamenti rotulei.

Le ginocchia vare portano ad una usura prevalentemente a carico della cartilagine del condilo e del piatto tibiale interni; le ginocchia valghe al contrario sovraccaricano la cartilagine del condilo femorale e piatto tibiale esterni.

I malallineamenti rotulei come la rotula alta, bassa e l’iperpressione esterna portano ad usura elettiva della cartilagine cosiddetta articolazione femoro-rotula

Altre cause di danno cartilagineo sono il sovrappeso e l’obesità che costringono le articolazioni ad un carico abnorme rispetto a quello che son capaci di sopportare portando così ad un usura precoce del tessuto.

Più rari sono i difetti assiali legati ad eventi traumatici o post-chirurgici che hanno modificato l’asse degli arti inferiori che sovraccaricano elettivamente alcuni distretti cartilaginei del ginocchio.

Quali sono i segni delle lesioni cartilaginee?

Il dolore persistente in alcuni distretti specifici in base alla localizzazione del danno

Il blocco articolare (spesso per associazione di un danno meniscale in seguito ad un trauma)

Limitazione della articolarità a causa del dolore o del gonfiore.

Gonfiore del ginocchio

Riduzione della capacità di compiere i comuni gesti della vita quotidiana come camminare, far le scale, alzarsi dalla sedia ecc.

Come si cura la cartilagine?

Dipende dal grado di lesione e dalla sua estensione.

Nelle lesioni dal I° al III° stadio di Outerbridge la migliore strategia ortopedica consiste nella pulizia artroscopica dei frammenti cartilaginei con l’asportazione dei relativi corpi mobili ed eventuale sinoviectomia. Vedi artroscopia

Nei lesioni di IV grado della classificazione di Outerbridge (che rappresenta lo stadio più avanzato) è necessario trattare la cartilagine in base alla lesione.

In caso di un paziente di giovane età e con lesione focale minore di 2 cm quadrati il trattamento è quello incruento con l’utilizzo di:

  • infiltrazioni con acido ialuronico ad elevatissimo peso molecolare
  • utilizzo di cellule staminali e PRP
  • campi elettromagnetici pulsati.

In casi in cui purtroppo ci si trovasse davanti a lesioni di grado altrettanto elevato  ed estensione maggiore di 2 cm quadrati in soggetti giovani il trattamento indicato sarebbe quello con innesti di tessuti biologici o di sintesi. Tra le tecniche più utilizzate vi sono:

  • Microfractures secondo Pridie: che consistono nella perforazione dell’osso subcondrale per permettere di arrivare sangue e cellule indifferenziate (cell staminali) che possano premettere la crescita di un tessuto riparativo sulla  zona priva di cartilagine.
  • Mosaicoplastica: prevede il prelievo di cilindretto di tessuto cartilagineo sano in zone non di carico (come la gola intercondiloidea) che vengono inseriti a riempimento dell’area lesionale.
  • Utilizzo di tessuti biologici di sintesi che fungono da scaffold ovvero tessuti con struttura molto simile a quello cartilagineo che viene abitato da cellule indifferenziate che vanno ad insediarsi creando un processo di cicatrizzazione della lesione. A tale tecnica si può integrare l’utilizzo di centrifugato sanguigno ricco di cellule staminali o prp. Questa membrana viene modellata in base alla forma della lesione e viene adesa ad essa con colla di fibrina. Uno dei migliori tessuti in commercio è rappresentato dal Condhrotissue che viene principalmente utilizzato su ginocchio e caviglia.

Malattia di Dupuytren

malattia dupuytrenMalattia di Dupuytren

La malattia di Dupuytren è una patologia a carico della mano caratterizzata dalla flessione progressiva e permanente di una o più dita, ed è fra tutte le forme di deformità della mano la più comune.

Etimologia
Prende il nome dal barone Guillaume Dupuytren, un chirurgo francese che per primo, nell’800 ne descrisse i sintomi del proprio cocchiere.

Epidemiologia
Colpisce prevalentemente i maschi in età adulta, la sua incidenza aumenta al raggiungimento della quinta decade di età.[Si mostra con maggiore frequenza sul lato ulnare della mano.

Fattori di rischio
Fattori di rischio sono dovuti a elementi patologici come l’epilessia, la cirrosi epatica, infezioni da HIV, o il diabete mellito oppure ad elementi di abuso di sostanze alcoliche ed ancora episoditraumatici, predisposizione familiare su base genetica.

Eziologia
Viene provocata dall’irrigidimento dell’aponeurosi del palmo della mano che riveste i tendini flessori delle dita. È una fibromatosi palmare superficiale

Sintomatologia
I sintomi sono la progressiva comparsa di noduli sottocutanei, all’inizio molto sensibili agli stimoli esterni, successivamente diventano indolori. Altre manifestazioni sono dei cordoni solidi e prominenti nel palmo della mano con progressiva flessione delle dita. Essa si manifesta esternamente con un progressivo irrigidimento delle dita in flessione palmare, con relativa difficoltà di movimento flesso-estensorio che, col tempo, degenera fino all’immobilità.

Terapia
Contenitiva
Non esistono trattamenti contenitivi efficaci, l’uso di stecche per immobilizzare la parte interessata non porta a risultati efficaci. Ultimamente si stanno sperimentando con discreto successo iniezioni di collagene

Chirurgica
L’intervento si effettua in percutaneo ad ago (aponeurotomia) o secondo la chirurgia classica, con aponeurectomia. Esso deve venir praticato nel corretto momento, valutando la facilità di accesso chirurgico e la compromissione funzionale. Tale compromissione è valutata in differenti stadi, i quali indicano quindi anche la gravità della sindrome. Il test comunemente utilizzato per valutare se si sia raggiunta o meno l’indicazione ad operare fu descritto da Hueston (tabletop test): il paziente pone la mano con il palmo rivolto sul tavolo, cercando di tenerla piatta e di mantenere il contatto del palmo con la superficie del tavolo. La contrattura è definita severa abbastanza da richiedere il trattamento chirurgico allorquando non fosse possibile toccare il tavolo con il palmo della mano a causa della contrattura.
Lo scopo del trattamento riabilitativo è quello di prevenire l’edema, che potrebbe impedire i movimenti di flesso-estensione delle dita, quello di allontanare il rischio dell’instaurarsi di una algoneurodistrofia e quello di ripristinare la normale funzionalità della mano.

Sindrome di De Quervain: sintomi , complicanze e terapia

sindrome de quervainSindrome di De Quervain: sintomi , complicanze e terapia

Per sindrome di De Quervain in campo medico, si intende una forma particolare di tendinite (infiammazione del tendine), caratterizzata da restringimento (stenosi) o tumefazione dell’estensore breve e dell’abduttore lungo del pollice. Riguarda la guaina dei tendini estensori del pollice, che si trova a livello della stiloide radiale si avrà una discrepanza tra contenente e contenuto per cui il tendine non riuscirà più a scorrere liberamente creando dolore nei movimenti di estensione del pollice.

Eziologia

La malattia consegue spesso a microtraumatismi ripetuti, dovuti a movimenti di flesso-estensione del pollice ripetuti, come quelli che si hanno in attività quali: cucire, usare il mouse o la tastiera del pc, suonare uno strumento. Può essere correlata anche alle patologie tendinee del gomito come epicondilite ed epitrocleite

Sintomi

Fra i sintomi il più comune è il dolore che si forma in maniera aggravata se si muovono le zone interessate (polso e pollice).

Esami

Test di Finkelstein.

Per una corretta diagnosi risulta sufficiente il test di Finkelstein che consiste nell’ulnarizzazione forzata del polso, da cui una recrudescenza della sindromediquervainsintomatologia.

Con questo test si provoca uno stress sull’ abduttore lungo del pollice ed sull’ estensore breve del pollice, ponendo il pollice nel palmo di una mano chiusa a pugno e poi deviando ulnarmente il polso. Una tenosinovite modesta si può presentare con il solo dolore all’estensione contro resistenza della MCF del pollice.

Complicanze

Fra le complicanze vi è la rottura del tendine.

Terapia

Il trattamento nei casi più lievi prevede :  riposo e ghiaccio locale, mentre come somministrazione di farmaci i FANS dovrebbero essere sufficienti. Se non dovesse bastare si immobilizza la zona interessata e si usano i corticosteroidi di solito un ciclo di 3 infiltrazioni locali distanziate Nei casi più resistenti si pratica un intervento chirurgico di puleggiotomia.

L’intervento di puleggiotomia consiste in una piccola incisione cutanea dopo anestesia locale che mira a liberare i tendini del pollice mediate apertura della guaina che stringe gli stessi. I tempi di recupero sono molto rapidi; si sconsiglia di bagnare la ferita sino alla rimozione dei punti di sutura ed evitare lavori pesanti per 3 settimane. Tuttavia la mobilizzazione delle dita è immediata e con scarso dolore.

Sindrome del tunnel carpale: sintomi, diagnosi, trattamento ed intervento

 

tunnel carpaleSindrome del tunnel carpale

La  sindrome del tunnel carpale  è una  neuropatia  dovuta all’irritazione o alla compressione del  nervo mediano  nel suo passaggio attraverso il  canale carpale.
Tunnel carpale: Sintomatologia
La sindrome è dovuta più frequentemente all’infiammazione cronica della borsa tendinea dei flessori (tenosinovite), che comprime il nervo mediano. Può manifestarsi in corso di gravidanza, nei soggetti affetti da ipotiroidismo e nei soggetti affetti da  artrite reumatoide. Sono più frequenti nei soggetti che utilizzano le mani per lavori di precisione e tipicamente ripetitivi.
La sindrome si manifesta più spesso nei soggetti femminili ultraquarantenni[, con disturbi della sensibilità che colpiscono le prime 3 dita (pollice,  indice,  medio)e metà del quarto dito della  mano. Tali disturbi, che si presentano prevalentemente durante la notte, possono evolvere nei casi più gravi in una progressiva ed irreversibile perdita della sensibilità alle prime 3 dita ed alla mano dal lato seguita da ipo-atrofia dei muscoli della mano (muscoli tenari): ma anche agli uomini trentenni che fanno sforzi come giocare a bowling, muovere ripetutamente il mouse, usare il martello pneumatico. Il paziente avrà difficoltà ad eseguire lavori con le dita come stappare una bottiglia .
Nelle fasi iniziali il paziente lamenta  parestesie  a scossa. Clinicamente il dolore e le parestesie possono essere evocati attraverso la percussione fasica a livello del tunnel carpale (segno di Tinel). Se il paziente lamenta la comparsa di scosse il segno è da considerarsi positivo. Altro segno caratteristico è la manovra di Phalen che consiste nel tenere iperflessi i polsi l’uno contro l’altro per 1 minuto: la comparsa di parestesie è da considerarsi un segno positivo per la sindrome.
Tunnel carpale: Diagnosi
La valutazione clinica della sindrome avviene attraverso la raccolta dei sintomi lamentati dal paziente e attraverso le manovre ortopediche sopracitate. La diagnostica consente di porre diagnosi di malattia con certezza utilizzando l’ENG (elettroneurografia) metodica che consiste nello stimolare elettricamente il nervo e registrare con appositi elettrodi la corrispondente contrazione dei muscoli innervati dallo stesso. Questa metodica consente di misurare la velocità di conduzione nervosa e nella STC, permette di evidenziare l’aumento del tempo di conduzione a livello del canale carpale. A ulteriore conferma, si studia la componente sensitiva del nervo, la cui velocità di conduzione risulta diminuita.
Tunnel carpale: Trattamento
Il trattamento del medico è quello di una oculata infiltrazione di cortisone nelle fasi iniziali. Quando la sindrome è cronica è preferibile il trattamento chirurgico in anestesia locale che consiste in un release del nervo al carpo (sindesmotomia del legamento trasverso del carpo) attraverso una piccola incisione (1-2 cm) in sede carpale,  volarmente.
Ad intervento eseguito il dolore si risolve velocemente, mentre le parestesie possono durare anche per alcune settimane in quanto il nervo, quando è molto compresso, il recupero è molto lento. Se la compressione è durata troppo a lungo con una atrofia degli assoni il nervo non recupera più nonostante l’intervento
Tunnel carpale: Prevenzione e postura
La posizione corretta nell’uso della  tastiera  permette di ridurre la sindrome del tunnel carpale. In Italia l’uso professionale delle tastiere, l’altezza, le caratteristiche della corretta posizione di seduta e le altre indicazioni sull’argomento sono stabilite del d.lgs 9 aprile 2008 n. 81 (Testo unico sulla sicurezza sul lavoro

Dito a scatto sintomi cause diagnosi e trattamento

dito-a-scatto-operazioneDito a scatto: Il dito a scatto è un disturbo in cui una delle dita delle mani rimane in posizione piegata, per poi raddrizzarsi con un brusco scatto (come se venisse tirato e rilasciato un grilletto “trigger finger”). La malattia è causata dal restringimento della guaina sinoviale che circonda il tendine del dito colpito.
Il disturbo è spesso doloroso e in condizioni particolarmente gravi, può determinare un vero e proprio blocco funzionale della sede colpita.
Il dito a scatto insorge più comunemente nella mano dominante e nella maggior parte dei casi colpisce il pollice, il medio o l’anulare. La patologia può colpire più dita contemporaneamente e può coinvolgere entrambe le mani.
Le persone costrette ad eseguire azioni ripetitive di presa, per motivi occupazionali o per hobby, risultano maggiormente suscettibili all’insorgenza del dito a scatto.  Il trattamento terapeutico varia in relazione alla gravità ed alla durata del disturbo.
Sintomi e segni clinici del dito a scatto
I segni ed i sintomi del dito a scatto possono essere lievi o gravi e comprendono:
gonfiore o rigidità del dito (soprattutto al mattino);
sensazione di scatto o schiocco al compimento del movimento di flessione-estensione oppure dolore mentre si afferra saldamente un oggetto;
presenza di un nodulo alla base del dito colpito;
dolore localizzato sul palmo della mano;
dito bloccato in posizione piegata, che si raddrizza improvvisamente oppure, in casi più gravi, che non riesce a completare il movimento di estensione.
In caso di rigidità o di scatti all’articolazione di un dito sarebbe opportuno avvertire il medico, soprattutto se l’area colpita è calda ed infiammata, in quanto i sintomi indicano l’insorgenza di una possibile infezione.

Dito a scatto: cause La causa principale che determina l’insorgenza del  dito a scatto è un restringimento della guaina che circonda il tendine del dito colpito. I flessori(superficiale e profondo) sono lunghe fibredito-a-scatto-pre che partono dai muscoli dell’avambraccio, passano nel polso e si inseriscono sulle falangi delle dita, collegando il muscolo all’osso. I tendini sono rivestiti da una membrana protettiva, a sua volta circondata dalla tenosinovia, la quale rilascia un liquido lubrificante, che permette al tendine di scorrere senza attriti nella sua membrana, mentre il dito compie movimenti di estensione e di flessione. Se la guaina tenosinoviale s’infiamma frequentemente o per periodi di tempo prolungati, lo spazio all’interno del rivestimento del tendine può diventare ristretto e costrittivo.  I tendini flessori delle dita non scivolano facilmente attraverso la guaina e costringono il dito a rimanere bloccato in posizione piegata, prima di estendersi con uno scatto. Questa condizione determina irritazione e progressivamente un processo flogistico a carico dei tendini coinvolti. Nel caso in cui l’infiammazione sia prolungata è possibile che insorgano cicatrici, ispessimenti (fibrosi) o noduli.  La presenza del rigonfiamento sinoviale aumenta la difficoltà del tendine nel superare l’ingresso del canale digitale. Per riuscire ad estendere il dito, il paziente deve compiere una trazione forzata, provocando lo scatto, associato ad un violento dolore. Il disturbo è molto fastidioso, in quanto limita notevolmente la funzione della mano.
Fattori di rischio: I fattori di rischio che rendono suscettibili all’insorgenza del dito a scatto sono:
Microtraumi alla mano.
Movimenti di presa ripetuti: un soggetto è più incline a sviluppare il dito a scatto se costretto ad afferrare un oggetto, come uno strumento o un utensile per lavoro (forbici, cesoie ecc…)per lunghi periodi di tempo.
Malattie concomitanti: pazienti affetti da alcune patologie (artrite, reumatoide, diabete ,ipotiroidismo e alcune infezioni) risultano essere maggiormente a rischio di soffrire di dito a scatto.
Sesso: il disturbo è più comune nelle donne. Minore è l’incidenza nel sesso maschile.
dito_a_scattoDito a scatto: diagnosi La diagnosi del dito a scatto è essenzialmente clinica: il medico può diagnosticare il disturbo basandosi sull’anamnesi (storia clinica del paziente) e sull’esame obiettivo. L’esame fisico consente al medico di identificare le zone dolenti, verificare la fluidità dei movimenti chiedendo al paziente di chiudere e aprire la mano (passando dalla posizione di flessione a quella di estensione). Con la palpazione del palmo della mano, in corrispondenza dell’articolazione metacarpo-falangea, il medico può rilevare la presenza di eventuali noduli sottocutanei, spesso dolenti.

Trattamento: il trattamento nelle fasi iniziali può essere limitato alla fisioterapia ed infiltrazioni
Intervento chirurgico: è indicato nelle fasi conclamate e consiste nella tenolisi dei flessori.
Questa rappresenta una procedura chirurgica ambulatoriale utile a migliorare i movimenti delle dita attraverso la liberazione del tendine dalle aderenze che ne limitano lo scorrimento, al fine di ripristinarne la sua normale funzionalità. Dopo l’intervento effettuato in anestesia locale il recupero è rapido e scarsamente doloroso.
Si raccomanda tuttavia di non bagnare la mano sino alla rimozione dei punti di sutura.

 

 

Sezione dedicata alle immagini relative al dito a scatto.

 

 

Protesi di anca

Protesi di anca
Se l’anca è stata danneggiata da artrite, da una frattura o da altre cause, le attività comuni come camminare o salire e scendere da una sedia possono essere dolorose e difficili.  Può essere difficile anche mettere le scarpe e le calze. Si può riscontrare spesso dolore anche durante il riposo. Se i farmaci e l’uso di stampelle non aiutano adeguatamente i sintomi, si può prendere in considerazione un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca. L’intervento è una procedura sicura ed efficace che può alleviare il vostro dolore, aumentare il movimento e aiuta il ritorno alle normali attività quotidiane. L’intervento di sostituzione dell’anca è una delle operazioni di maggior successo in tutta la medicina.  Dal 1960 i miglioramenti delle tecniche chirurgiche di sostituzione articolare e la tecnologia hanno notevolmente aumentato l’efficacia delle protesi totale dell’anca.  Secondo l’Agenzia per la Sanità e la ricerca della qualità americana più di 285.000 interventi all’anca vengono eseguite ogni anno negli Stati Uniti.

Anatomia
L’anca è una delle più grandi articolazioni del corpo.  Si tratta di un giunto formato da una parte concava ed una convessa.  La parte concava è formata dall’acetabolo, che fa parte della grandi pelvi ossea.  La sfera è la testa del femore, che è l’estremità superiore dell’osso della coscia.
Le superfici ossee della testa femorale e dell’acetabolo sono ricoperte da cartilagine articolare, un tessuto liscio che riveste le estremità delle ossa e permette loro di muoversi agevolmente.
Un tessuto sottile chiamato “membrana sinoviale” circonda l’articolazione dell’anca.  In un’anca sana, questa membrana rende una piccola quantità di liquido che lubrifica la cartilagine ed elimina quasi tutto l’attrito durante il movimento dell’anca (liquido articolare).
Le bande di tessuto chiamate legamenti (la capsula dell’anca) collegano la palla alla presa e fornisce stabilità all’ articolazione.

Cause comuni di dolore all’anca
La causa più comune di dolore cronico all’anca e disabilità è l’artrosi. Le altre sono necrosi asettica, artrite reumatoide, artrite traumatica, esiti di displasie congenite dell’anca, epifisiolisi ed osteocondrosi.
L’artrosi è il risultato della senile “usura” della cartilagine . Di solito si verifica in persone di 50 anni e più spesso in individui con una storia familiare di artrosi. L’ammortizzatore fisiologico della cartilagine articolare si usura e le ossa poi sfregano l’una contro l’altra, causando dolore e rigidità dell’anca. L’Artrosi può anche essere causata o accelerata da irregolarità sviluppatesi alla nascita o durante l’infanzia (epifisiolisi, displasica congenita, osteocondrosi, artriti settiche.
L’artrite reumatoide. Si tratta di una malattia autoimmune in cui la membrana sinoviale si infiamma. Questa infiammazione cronica può danneggiare la cartilagine, con conseguente dolore e rigidità. L’artrite reumatoide è il tipo più comune di un gruppo di malattie denominato “artriti infiammatorie.”
Artrosi post-traumatica.  Può seguire a un grave infortunio all’anca o frattura. La cartilagine in questo caso potrebbe danneggiarsi e provocare dolore all’anca e rigidità nel tempo.
Necrosi avascolare. Un infortunio all’anca, come ad esempio una lussazione o frattura può limitare l’afflusso di sangue alla testa del femore; questa è chiamata necrosi avascolare. La mancanza di sangue può portare al crollo della superficie dell’osso subcondrale , provocando una precoce e rapidissima artrosi. Alcune malattie possono anche causare la necrosi avascolare.

ancaNella maggior parte dei casi tuttavia questa necrosi non ha una causa sconosciuta o può essere dovuta al grosso utilizzo di cortisonici o altri farmaci dannosi per le ossa.
Displasie congenite dell’anca. Alcuni neonati e bambini hanno problemi all’anca. Anche se i problemi sono trattati con successo nell’infanzia, possono ancora causare artrite nei successivi anni di vita. Questo accade perché l’anca non può crescere normalmente all’interno delle superfici.

Descrizione
In una sostituzione totale dell’anca (chiamata anche artroplastica totale dell’anca), l’osso e la cartilagine danneggiata vengono rimossi e sostituiti con componenti protesiche.
La testa femorale danneggiata viene rimossa e sostituita con uno stelo di metallo che viene inserito nel centro della diafisi del femore. Lo stelo femorale può essere sia cementato o “press fit” nell’osso.
Una sfera di metallo o ceramica è posta sulla parte superiore dello stelo. Questa sfera sostituisce la testa del femore danneggiato che è stata rimossa.
La superficie della cartilagine danneggiata della cavità del bacino (acetabolo) viene rimossa e sostituita con uno coppa di titanio. Viti o cemento sono a volte utilizzati per migliorare la presa dell’impianto all’osso.
Una plastica, ceramica, metallo o distanziale è inserita tra la nuova sfera (testina femorale) e la coppa acetabolare per consentire una superficie scorrevole. Si preferisce tuttavia utilizzare impianti che prevedono l’utilizzo di accoppiamenti ceramica-ceramica come superfici di scivolamento poichè hanno dimostrato di avere una migliore sopravvivenza.

 

 

Quando è necessaria una protesi totale di anca
La decisione di sottoporsi ad un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca dovrebbe essere una decisione presa di comune accordo tra voi, il chirurgo ortopedico, e la vostra famiglia.  Questa decisione inizia materiali_protesiciin genere con una visita specialistica con un chirurgo ortopedico specializzato che valuterà la vostra situazione clinica e radiografica.
Candidati per la chirurgia
Non ci sono restrizioni legate all’età o peso in senso assoluto che controindichino la sostituzione totale dell’anca.
Le indicazioni per la chirurgia si basano sulla quantità di dolore e sulla sintomatologia di un paziente, non l’età. La maggior parte dei pazienti che si sottopongono a protesi totale d’anca hanno dai 50 anni agli 80, ma sta al chirurgo ortopedico valutare i pazienti individualmente. Le protesi totale dell’anca vengono eseguite con successo a tutte le età, dal giovane adolescente con artrite giovanile al paziente anziano con artrosi degenerativa.
Quando la chirurgia è raccomandata
Ci sono diversi motivi per cui il Dott. Cavallo può raccomandare un intervento chirurgico di protesi totale dell’anca. Le persone che beneficiano necessitano di un intervento chirurgico di protesi totale dell’anca son quelle che hanno uno o più sintomi:
Dolore che limita le attività quotidiane, come camminare o alzarsi dalla sedia o uscire dall’auto.
Dolore all’anca che persiste anche durante il riposo, sia di giorno o di notte;
Rigidità dell’anca che limita la possibilità di spostare o sollevare la gamba
Dolore che non diminuisce con farmaci anti-infiammatori o fisioterapia.
La valutazione ortopedica con il Dott. Cavallo
Una valutazione con un chirurgo ortopedico consiste di diversi fasi:
Anamnesi. Il chirurgo ortopedico raccoglierà informazioni sulla vostra salute generale e farà domande circa l’entità del vostro dolore all’anca e come influisce la sua capacità di svolgere le attività quotidiane.
L’esame obiettivo. Questo valuterà la mobilità dell’anca, la forza e la lunghezza.
I raggi X. Queste immagini aiutano a stabilire l’entità del danno o deformità a carico dell’anca.
Altri test. Occasionalmente altri test, come ad esempio una risonanza magnetica (MRI) o TAC, possono essere necessari per determinare la condizione dell’osso e dei tessuti molli dell’anca.

Decidere di avere un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca
Parlare con il Dott. Cavallo
Il Dott. Cavallo esaminerà i risultati della vostra situazione con voi decidendo se la chirurgia di sostituzione dell’anca è il metodo migliore per alleviare il dolore e migliorare la vostra mobilità. Altre opzioni di trattamento – come farmaci, terapia fisica, infiltrazioni o altri tipi di chirurgi, possono essere presi in considerazione.
Inoltre, il chirurgo ortopedico spiegherà i rischi potenziali e le complicanze della chirurgia di sostituzione dell’anca, comprese quelle relative alla chirurgia stessa e quelli che possono verificarsi nel tempo dopo l’intervento chirurgico.
Non esitate a far domande al Dottor Cavallo quando non vi è chiaro qualcosa. Più si conosce, meglio si sarà in grado di gestire i cambiamenti che l’intervento chirurgico porterà nella vostra vita.
Aspettative realistiche
Un fattore importante nel decidere se avere un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca è capire che cosa la procedura può e non può fare. La maggior parte delle persone che si sottopongono a interventi chirurgici di protesi dell’anca sperimentano una netta riduzione del dolore all’anca ed un significativo miglioramento nella loro capacità di svolgere le attività più comuni della vita quotidiana.
Attività eccessiva o sovrappeso possono accelerare la normale usura dell’impianto e causare la sostituzione dell’anca perché diventata mobile o dolorosa. Pertanto, la maggior parte dei chirurghi sconsigliano attività ad alto impatto come la corsa, jogging, saltare, o altri sport ad alto impatto.
Attività come passeggiate illimitate, bicicletta, nuoto, golf, guida, trekking, mountain bike, danza, e altri sport a basso impatto possono invece essere effettuate senza problemi.
Con l’opportuna modifica dell‘attività,le protesi all’anca possono durare per molti anni.

Preparazione per Chirurgia
Valutazione medica
Se si decide di avere un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca, il chirurgo ortopedico può chiedere di avere una lista completa delle vostre patologie dal vostro medico di base prima della procedura chirurgica. Ciò è necessario per assicurarsi che siate in buone condizioni di salute prima dell’intervento chirurgico e completare il processo di recupero. Molti pazienti con patologie croniche, come le malattie cardiache, il diabete mal compensato ecc. possono essere valutati da uno specialista, come cardiologi o diabetologi prima della chirurgia.
Esami preoperatori
Diversi esami, come quelli del sangue e delle urine, un elettrocardiogramma (ECG) e la radiografia del torace, possono essere necessarie per pianificare l’intervento chirurgico (questi test vengono effettuati al ricovero).
Preparare la pelle
La pelle non dovrebbe avere eventuali infezioni o irritazioni prima dell’intervento chirurgico. Se uno dei due è presente, rivolgersi al chirurgo ortopedico per il trattamento per migliorare la vostra pelle prima di un intervento chirurgico. (questo viene fatto in genere durante il ricovero il giorno prima dell’intervento).
Farmaci
Informi il chirurgo ortopedico circa i farmaci che sta assumendo.  Il vostro medico o lo specialista di base vi consiglierà quali farmaci si deve interrompere l’assunzione e che si può continuare a prendere prima di un intervento chirurgico.
Perdita di peso
Se siete in sovrappeso, il medico può chiedere di perdere peso prima di un intervento chirurgico per ridurre al minimo lo stress sulla nuova anca ed eventualmente diminuire i rischi di un intervento chirurgico.
Valutazione Dentale
Anche se le infezioni dopo la protesi all’anca non sono comuni, l’infezione si può verificare se i batteri entrano nel flusso sanguigno. Poiché i batteri possono entrare nel flusso sanguigno durante le procedure dentistiche, le principali procedure dentali (come estrazioni dentarie e lavori odontoiatrici) dovrebbero essere completati prima della chirurgia di sostituzione dell’anca. La pulizia dentale deve essere ritardata per diverse settimane dopo l’intervento chirurgico.
Valutazione urinaria
Gli individui con infezioni urinarie recenti o frequenti dovrebbero avere una valutazione urologica prima dell’intervento chirurgico. Gli uomini più anziani con malattia della prostata dovrebbero considerare completato il trattamento richiesto prima di un intervento chirurgico.
Progettazione sociale
Anche se si sarà in grado di camminare con le stampelle o un deambulatore subito dopo l’intervento chirurgico, avrete bisogno di un po’ di aiuto per diverse settimane per svolgere attività come: cucinare, fare shopping, fare il bagno ecc. Se vivete da soli un breve soggiorno in una struttura di assistenza durante il recupero dopo l’intervento chirurgico può anche essere organizzato.
Cosa preparare a casa
Diverse modifiche possono rendere la vostra casa più facile durante il recupero. I seguenti elementi possono aiutare con le attività quotidiane:
Un corrimano nella doccia o vasca da bagno
Corrimano Sicuro lungo tutte le scale
Una sedia stabile per l’inizio ripresa con un cuscino di rialzo (che permetta alle ginocchia di rimanere inferiore i fianchi),e due braccioli solidi
Un rialzo per il water
Un banco di doccia stabile o una sedia all’interno
Un tubo spugna e doccia a manico lungo
Un bastone a pinza ed un calzascarpe a manico lungo per permettere di togliere le scarpe e le calze senza piegare troppo la vostra nuova anca
Cuscini duri ed alti per le vostre sedie, divani, ed un auto che consenta di sedersi con le ginocchia non più alte delle anche (ad angolo retto)
Rimozione di tutti i tappeti sciolti e cavi elettrici dalle zone in cui si cammina in casa per evitare cadute.
Creare in casa un zona dove passerete la maggior parte del vostro tempo. Cose come il telefono, telecomando della televisione, materiali di lettura, ed i farmaci dovrebbero essere tutti a portata di mano.
Il tuo intervento chirurgico
E’ necessario ricoverarsi in ospedale il giorno prima del tuo intervento a digiuno avendo cura di aver portato con se:
impegnativa del medico curante se l’intervento non è in regime privato.
Tutta la documentazione sanitaria relativa alla vostra anca
Visite specialistiche per i vostri problemi generali di salute
Documento valido di riconoscimento e tessera sanitaria (o codice fiscale)
Stampelle e calze (se non volete acquistarle in struttura)
Ciabatte, biancheria intima, scarpe da ginnastica, pantaloncini corti e magliette a mezze maniche preferibilmente bianchi (che serviranno quanto andrete in palestra riabilitativa.
Anestesia
Dopo l’accettazione in Clinica, sarete valutati da un membro del team degli anestesisti del Dott. Cavallo. I tipi più comuni di anestesia sono quella spinale ( sei sveglio, ma il tuo corpo è intorpidito dalla vita in giù) e l’anestesia generale. Una esperta equipe di anestesia, con il vostro contributo, determinerà quale tipo di anestesia sarà meglio per voi.
Componenti di impianto
Molti diversi tipi di disegni e materiali sono attualmente utilizzati nelle protesi dell’anca artificiali . Essi sono costituiti da due componenti fondamentali: la componente femorale e la coppa acetabolare sono in lega di titanio. La testina femorale e l’inserto in polietilene possono essere di materiale diverso: metallo, polietilene o ceramica. Il dottor Cavallo utilizzando solo impianti affidabili e di ultima generazione in Tiatanio come il cotile Maxera, Lo stelo Conus, CFP ecc.
I componenti protesici possono essere “press fit” nell’osso per consentire l’osso di crescere sui componenti o possono essere cementati in posizione. La decisione di scegliere tra impianti press-fit o per cementare i componenti si basa su una serie di fattori, quali la qualità e la resistenza del tessuto osseo. Una combinazione di uno stelo cementato e una presa non cementata può anche essere usato. Nella grandissima maggioranza dei casi non si usano impianti cementati.
Il Dott. Cavallo dispone di circa dieci tipologie di protesi e sceglierà il tipo di protesi che meglio soddisfa le vostre esigenze e caratteristiche anatomiche e funzionali.

protesi-anca

Raggi X prima e dopo protesi totale d’anca. In questo caso, sono stati usati componenti non cementate.
Dopo l’intervento chirurgico, verrà spostato nella zona di risveglio, dove si rimane per circa 30 minuti, mentre il recupero dall’anestesia viene monitorato. Dopo di che ,effettuerà Rx di controllo, che sarà visionata dal Dott. Cavallo e ritornerà alla sua stanza.

Soggiorno presso l’Ospedale
E’ necessario che rimaniate in Clinica per 15 giorni circa. Per evitare le lussazioni verrà utilizzato un cuscino di schiuma posto tra le gambe.
Gestione del dolore
Dopo l’intervento chirurgico, potrebbe sentire un po ‘di dolore, ma il chirurgo e infermieri forniranno farmaci per alleviarlo quanto possibile. La gestione del dolore è una parte importante del recupero. Il movimento avrà inizio subito dopo l’intervento chirurgico, quando il dolore comincerà a diminuire,si potrà muovere e inizierà a recuperare le forze in modo più rapido. Parlate con il vostro medico se il dolore postoperatorio diventa un problema.
Fisioterapia

La maggior parte dei pazienti che si sottopongono a protesi totale all’anca iniziano a camminare con l’aiuto di stampelle sotto indicazione dei medici o dei fisioterapisti 48 ore dopo l’intervento chirurgico. Deambulare e una giusta attività motoria sono importanti per il recupero. Il fisioterapista vi insegnerà esercizi specifici per rafforzare il vostro fianco e ripristinare il movimento per passeggiate e altre normali attività quotidiane. La fisioterapia inizierà al terzo giorno e sarà effettuata dai nostri terapisti specializzati per un ora due volte al giorno. Le verrà insegnato a deambulare con le stampelle e a fare le scale in modo autonomo.
Il recupero

l successo del tuo intervento dipenderà in larga misura da come si seguono le istruzioni del vostro chirurgo ortopedico e di come si seguiranno le cure a casa durante le prime settimane dopo l’intervento chirurgico.

Cura delle ferite
Avrà dei punti di sutura metallici sulla sua ferita cutanea. I punti o graffette saranno rimossi circa 2 settimane dopo l’intervento chirurgico. E’ necessario evitare di bagnare la ferita fino a quando non sarà perfettamente rimarginata . È possibile continuare a bendare la ferita per evitare l’irritazione da indumenti o di calze da supporto.
Dieta
La perdita di appetito per diversi giorni dopo l’intervento chirurgico è comune. Una dieta equilibrata, spesso con un supplemento di ferro è importante per promuovere una corretta guarigione dei tessuti e ripristinare la forza muscolare. Assicuratevi di bere molti liquidi.
Dimissione dalla Clinica
La dimissione dalla clinica avviene in genere al completamento dei target riabilitativi, ovvero quando le condizioni cliniche lo permetteranno. Il ricovero medio dura circa 2 settimane. Alla fine il Dott. Cavallo permetterà la dimissione quando saranno stati rimossi i punti di sutura ed il paziente sarà quasi completamente autonomo.
Attività L’esercizio fisico è fondamentale alla dimissione domiciliare, in particolare durante le prime settimane dopo l’intervento chirurgico. Dovreste essere in grado di riprendere le attività più normali di vita quotidiana nel raggio di 3 a 6 settimane dopo l’intervento.
Il vostro programma di attività dovrebbe includere:
Un programma di rieducazione al passo per aumentare lentamente la vostra mobilità, inizialmente in casa e poi fuori
Riprendere le attività domestiche normali, come : stare seduto, in piedi e salire le scale
Esercizi specifici più volte al giorno per ripristinare la circolazione e rafforzare l’anca. Probabilmente sarà in grado di eseguire gli esercizi senza aiuto, ma si può avere un aiuto del fisioterapista a domicilio o meglio in un
Possibili complicanze della chirurgia
Il tasso di complicanze dopo un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca è basso. Complicazioni gravi, come le infezioni, si verificano in meno del 2% dei pazienti. Le complicanze mediche, come infarto o ictus, si verificano molto meno frequentemente. Tuttavia, malattie croniche possono aumentare il rischio di complicanze. Anche se raro, quando si verificano queste complicazioni si possono prolungare o limitare il pieno recupero. La frequenza di queste complicanze presso il reparto del Dott. Cavallo è ben al di sotto della media nazionale. Tali complicanze vengono evitate o comunque ridotte al minimo grazie ad un folto gruppo di consulenti cardiologi, cardiochirurghi, infettivologi, internisti, rianimatori e chirurghi vascolari che collaborano presso la Clinica.
Infezione
L’infezione può verificarsi nella ferita superficiale o profonda intorno alla protesi. Può accadere, in ospedale o dopo quando si va a casa. Può anche verificarsi anni dopo (infezioni tardive).
Infezioni minori della ferita sono generalmente trattati con antibiotici. Infezioni principali o profonde possono richiedere più interventi chirurgici e la rimozione della protesi. Qualsiasi infezione nel vostro corpo può diffondersi alla sostituzione dell’articolazione.
Tale evento viene prevenuto con profilassi antibiotica e facendo attenzione a tenere la massima sterilità in sala operatoria e durante le medicazioni in reparto. A tal fine seguiamo i protocolli internazionali di profilassi delle infezioni
Trombosi Coaguli di sangue si possono formare nelle vene delle gambe o nel bacino.
Le trombosi nelle vene degli arti inferiori sono la complicanza più comune nella chirurgia di sostituzione dell’anca. Questi coaguli possono essere pericolosi per la vita se si rompono essendo liberi viaggiano fino ai polmoni. Il chirurgo ortopedico delinea un programma di prevenzione che può includere i farmaci anticoagulanti, calze elastiche, e la mobilizzazione precoce. Oggi noi utilizziamo in sostituzione degli anticoagulanti a base di eparina delle formule orali come lo Xarelto, che evitano punture ed hanno dimostrato una maggiore efficacia nella prevenzione delle trombosi. Si raccomanda l’uso di anticoagulanti orali o eparina a basso peso molecolare per almeno 4 settimane.
Differente lunghezza degli arti
A volte dopo una protesi all’anca, una gamba può sentirsi più o meno lunga rispetto agli arti. Il chirurgo ortopedico farà ogni sforzo per ripristinare la lunghezza degli arti, ma può essere necessario allungare o accorciare un po’ la gamba al fine di ottimizzare la stabilità e la biomeccanica dell’anca (nell’ordine di millimetri). Alcuni pazienti possono necessitare di un rialzo nelle scarpe dopo l’intervento chirurgico.

Lussazione
Ciò si verifica quando facciamo dei movimenti scorretti, si ha la perdita dei rapporti tra la testa femorale e la coppa del cotile. Il rischio di dislocazione è maggiore nel primo mese dopo l’intervento, cioè fino alla buona cicatrizzazione dei tessuti. Con le grosse teste femorali che utilizza il Dott. Cavallo l’evento di lussazione diventa molto raro. Nel raro caso che accada può essere necessaria una sedazione per effettuare le manovre per riposizionare nella corretta sede l’anca. Nelle rarissime situazioni in cui l’anca continua a dislocare, un ulteriore intervento chirurgico può essere necessario.
Mobilizzazione dell’impianto
Dopo molti anni, la protesi all’anca potrebbe usurarsi o allentare. Questo è più spesso la causa di attività che svolgiamo quotidianamente . Esso può anche derivare da un assottigliamento biologico dell’osso chiamata osteolisi. Se la mobilizzazione è dolorosa, un secondo intervento chirurgico chiamato “revisione” può essere necessario.
Altre complicazioni
Lesione del nervo e dei vasi sanguigni, possono verificarsi: emorragie, fratture e rigidità. In un piccolo numero di pazienti, possono persistere fastidi anche dopo l’intervento chirurgico.
Evitare i problemi dopo la chirurgia
Riconoscere i segni di un una trombosi.
Seguire attentamente le istruzioni del Dott. Cavallo per ridurre il rischio di trombosi durante le prime settimane di recupero raccomandare di continuare a prendere il farmaco anticoagulante che è stato avviato in ospedale. Informate immediatamente il vostro medico se si sviluppano le seguenti segnali di pericolo:
Dolore nel polpaccio e alla gamba che non è correlato alla vostra incisione
Arrossamento del polpaccio
Gonfiore della coscia, del polpaccio,della caviglia,o del piede
. I segnali di pericolo di embolia polmonare (ovvero quando un coagulo di sangue è arrivato al polmone) sono:
Mancanza improvvisa di respiro
Insorgenza improvvisa di dolore toracico
Dolore toracico localizzato con tosse
Prevenire l’infezione
Una causa comune di infezioni dopo un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca sono i batteri che entrano nel flusso sanguigno durante le procedure dentistiche, infezioni del tratto urinario o infezioni della pelle.
Dopo l’intervento chirurgico, potrebbe essere necessario prendere antibiotici prima di un intervento odontoiatrico, tra cui pulizie dentali, o qualsiasi procedura chirurgica che potrebbe consentire ai batteri di entrare nel flusso sanguigno. Per molte persone con protesi articolari e sistema immunitario normale, l’American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS) raccomanda l’assunzione di antibiotici preventivi prima di un intervento odontoiatrico.
Attenzione ai segni di infezione. Informate immediatamente il vostro medico se si sviluppano uno dei seguenti sintomi di una possibile infezione di protesi all’anca:
Febbre persistente (superiore a 37,8 ° C per via orale)
Brividi scuotenti
Aumento del rossore o gonfiore della ferita all’anca
Fuoriuscita di materiale dalla ferita dell’anca
Aumento del dolore all’anca sia in attività che a riposo
Evitare cadute
Una caduta durante le prime settimane dopo l’intervento chirurgico può danneggiare la nuova anca. Le scale sono un pericolo particolare fino a quando l’anca è forte e mobile. Si consiglia di usare un bastone, stampelle, un deambulatore o un corrimano o avere qualcuno che ti aiuta fino a quando non migliora il tuo equilibrio, la tua flessibilità e la forza.
Il vostro chirurgo ortopedico e fisioterapista vi aiuteranno a decidere quali supporti saranno richiesti dopo un intervento chirurgico, e quando questi supporti possono tranquillamente essere abbandonati (in media dopo 4 settimane).
Altre precauzioni
Per garantire il corretto recupero e prevenire la lussazione della protesi, è possibile che venga chiesto di prendere precauzioni particolari – di solito per le prime 6 settimane dopo l’intervento chirurgico:
Non accavallare le gambe
Non piegare le anche più di un angolo retto (90 °)
Non ruotare i piedi eccessivamente verso l’esterno o l’interno

Non dormire sul fianco
Il Dott. Cavallo ed il fisioterapista vi daranno ulteriori istruzioni prima della dimissione dall’ospedale.
Risultati
Come preservare la vostra protesi all’ anca
Ci sono molte cose che potete fare per proteggere la vostra protesi all’anca e prolungarne la durata
Praticare esercizio fisico regolare per mantenere la giusta forza e la mobilità della vostra nuova anca.
Prendere precauzioni particolari per evitare cadute e infortuni. .
Assicurati che il dentista sappia che avete una protesi all’anca prima che intervenga. Avrete bisogno di prendere gli antibiotici prima di qualsiasi procedura dentale.
Consultare il Dott. Cavallo periodicamente per gli esami di controllo e radiografie, anche se la vostra anca non da fastidi.

COSA DEVE FARE IL PAZIENTE A DOMICILIO: ESERCIZI

Deambulazione con due bastoni per due mesi.
Con un solo bastone contro-laterale all’anca operata per un mese.
Il paziente deve ripetere più volte al giorno i sotto elencati esercizi di rinforzo muscolare appresi durante il periodo di degenza (ogni esercizio va eseguito mantenendo la posizione per 5 secondi).

In posizione supina : con i piedi appoggiati sul letto,con anche e ginocchia flesse, sollevare il bacino dal piano del letto, mantenere la posizione e tornare nella posizione iniziale.

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Flettere l’anca operata, forzare la flessione ottenuta afferrando la coscia con le mani a ginocchio flesso. Da questa posizione flettere ed  estendere il ginocchio.

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In posizione laterale sul lato sano con un cuscino tra le ginocchia:
1) abdurre l’arto, mantenendo la posizione e ritornare alla posizione di partenza.

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2) flettere l’anca ed estenderla. Nella flessione dell’anca flettere il ginocchio, nell’estensione estenderlo.

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In posizione prona (steso sul letto con la pancia sotto) Estendere l’anca a ginocchio flesso e a ginocchio esteso.

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In posizione seduta: flettere ed estendere alternativamente le ginocchia

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In piedi:
1) flettere ed estendere l’anca operata,
nella flessione flettere il ginocchio, nell’estensione estenderlo.

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2) Abdurre l’anca operata, mantenere la posizione e tornare alla posizione iniziale.

3) quando il paziente potrà caricare completamente sull’arto operato, associare i seguenti esercizi:

carico sulle punte e ritorno alla posizione iniziale,
carico sui talloni e ritorno alla posizione iniziale.

Oltre che camminare diverse volte al giorno senza affaticarsi, quando è possibile il paziente può praticare nuoto ed esercitarsi con la cyclette inizialmente alzando la sella in modo da compiere agevolmente l’intero giro del pedale nonostante la limitazione funzionale dell’anca operata; nei giorni successivi, si abbassa la sella di 1 cm al giorno.
Quando la sella sarà abbassata del tutto, si potrà ulteriormente migliorare la flessione dell’anca aggiungendo uno o più spessori di sughero da 1 cm al pedale dell’arto operato.
Gli esercizi alla cyclette verranno eseguiti 3-4 volte al giorno per una durata di 30 minuti circa.

CONTROLLI DA FARE

Come ogni cosa anche la protesi invecchia ed ha pertanto bisogno di essere controllata periodicamente.
Sottoponetevi categoricamente ogni 2-3 mesi per il primo anno e successivamente ogni 12 mesi ad una visita ortopedica, anche se non avvertite nulla di anormale.
In occasione di ciascuna visita di controllo, il paziente protesizzato all’anca dovrà portare un esame radiografico del bacino per anca con proiezione frontale e assiale, così da permettere allo Specialista una valutazione completa delle condizioni della protesi e del rapporto osso-protesi anche per un’indicazione prognostica dell’impianto protesico.

Il paziente operato dovrà avvertire al più presto il Chirurgo ortopedico di qualsiasi fattore clinico patologico che possa comportare un rischio per la protesi: infezioni delle vie respiratorie, delle vie urinarie o di altre parti del corpo, oppure in occasione di interventi chirurgici programmati (ad esempio protesi dentarie).

Queste sono le condizioni affinché l’intervento a cui siete stati sottoposti continui a darvi risultati soddisfacenti nel corso degli anni.

 

Sindroma da impingement Femoro-acetabolare (FAI)
L’impingement femoro-acetabolare (FAI) è una condizione in cui le ossa dell’anca hanno una forma anomala. Poichè non combaciano perfettamente, le ossa dell’anca sfregano l’una contro l’altra causando danni alla articolazione.
Anatomia
L’anca è uno snodo tra una parte sferica ed una cavità che la contiene. La cavità è formata dell’acetabolo, che fa parte della grandi pelvi ossea. La sfera è la testa del femore, che è l’estremità prossimale del femore
Un tessuto scivoloso chiamato cartilagine articolare ricopre la superficie della sfera e dell’acetabolo. Si crea una superficie di attrito liscia, che aiuta le ossa a scivolare facilmente l’una sull’altra.
Il margine dell’acetabolo è circondato da una resistente fibrocartilagine chiamata labbro. Il labbro forma una guarnizione attorno alla presa, creando una tenuta ermetica e contribuendo a fornire stabilità al giunto.

In un’anca sana la testa del femore si inserisce perfettamente nell’acetabolo.
Descrizione
Nel FAI, gli speroni di ossa si sviluppano intorno alla testa del femore e / o lungo dell’acetabolo. La crescita eccessiva delle ossa fa sì che le ossa dell’anca confliggano uno contro l’altro, piuttosto che muoversi agevolmente. Nel corso del tempo, questo può portare alla lacerazione del labbro e alla rottura della cartilagine articolare (artrosi).
Tipi di FAI
Ci sono tre tipi di FAI: pincer, cam, e impingement combinato.
Pincer. Questo tipo di conflitto si verifica perché l’osso accessorio si estende sopra il normale bordo dell’acetabolo. Il labbro può essere schiacciato sotto il bordo prominente dell’acetabolo.
Cam. Nell’ impingement tipo CAM la testa del femore non è rotonda e non può ruotare agevolmente all’interno dell’acetabolo. Un urto si forma sul bordo della testa femorale che usura la cartilagine all’interno dell’acetabolo..
Impingement combinato: significa solo che tipo sia la pincer(pincer) e i cam sono presenti.

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(Sinistra) Pincer impingement. (destro) Cam impingement.

Progressi del FAI
Non si sa quante persone possono essere affette da FAI. Alcune persone possono vivere a lungo, una vita attiva con FAI e non hanno mai problemi. Quando i sintomi si sviluppano, però, indica in genere che vi è un danno alla cartilagine o al labbro e la malattia rischia di progredire. I sintomi possono includere dolore, rigidità, e cominciare a zoppicare.
Causa
Il FAI si verifica perché le ossa dell’anca non si sviluppano normalmente durante gli anni dell’infanzia in crescita. È la deformità di uno sperone osseo, che porta ad un danno articolare e dolore. Quando le ossa dell’anca sono modellate in modo anomalo, c’è poco che si possa fare per prevenire FAI.
Perché atleticamente persone attive possono far funzionare l’articolazione dell’anca con più vigore, possono cominciare a sperimentare il dolore prima di coloro che sono meno attivi. Tuttavia, l’esercizio non causa FAI.
Sintomi
Persone con FAI di solito hanno dolore nella zona inguinale, anche se il dolore a volte può essere più verso l’esterno dell’anca. Una fitta improvvisa può verificarsi con le rotazioni, torsioni e accovacciato, ma a volte è solo un dolore silenzioso.

Valutazione medica
Durante il la visita specialistica, il Dott. Cavallo valuterà i vostri sintomi all’anca e lo stato di salute generale.
Impingement test
Come parte del esame clinico , il medico probabilmente effettuerà un esame fondamentale (FABER TEST). Per questo test, il medico porterà il ginocchio verso il petto e lo farà ruotare verso l’interno verso la spalla opposta. Se questo ricrea il dolore all’anca, il risultato del test è positivo per impingement.
Esami
Il medico può ordinare test diagnostici per aiutarlo a determinare se siate affetti da FAI.
I raggi X. Questi forniscono buone immagini di osso e mostreranno se l’anca ha ossa a forma anormalmente di FAI. I raggi X possono anche mostrare segni di artrite.
La tomografia computerizzata (TC). Più in dettaglio di una pianura radiografia, TAC aiutare il medico a vedere la forma esatta anomala della vostra anca.
La risonanza magnetica (MRI). Questi studi possono creare migliori immagini dei tessuti molli. Aiuteranno il dott. Cavallo a trovare danni al labbro e alla cartilagine articolare. Iniettare contrasto nell’ articolazione durante la risonanza magnetica può manifestarsi in modo più chiaro. Il medico può anche iniettare un farmaco anestetico nell’anca come un test diagnostico. Se il farmaco anestetico fornito allevia il dolore temporaneamente, conferma che il FAI è il problema.

Trattamenti
Trattamento non chirurgico
Cambiamenti di attività. Il Dott. Cavallo può raccomandare prima di cambiare semplicemente la vostra routine quotidiana e di evitare attività che causano i sintomi.
Farmaci non steroidei anti-infiammatori:farmaci come l’ibuprofene possono essere forniti in un modulo di prescrizione per contribuire a ridurre il dolore e l’infiammazione.
Terapia fisica: Esercizi specifici in grado di migliorare la gamma di movimento nel vostro fianco e rafforzare i muscoli che sostengono l’articolazione. Questo può alleviare alcuni stress sul labbro ferito o della cartilagine.
Trattamento chirurgico
Se i test mostrano un danno articolare causato da FAI e il vostro dolore non è alleviato dal trattamento non chirurgico, il medico può raccomandare un intervento chirurgico.
Molti problemi FAI possono essere trattati con la chirurgia artroscopica. Le procedure artroscopiche sono basate su piccole incisioni e con strumenti sottili. Il chirurgo utilizza una piccola telecamera, chiamata artroscopio per visualizzare l’interno dell’anca.
Durante l’artroscopia, il medico può riparare o pulire eventuali danni al labbro e della cartilagine articolare.  Può correggere il FAI tagliando il bordo ossea dell’acetabolo e anche lo potrà alesare lo sperone sulla testa del femore. Alcuni casi gravi possono richiedere un’operazione di apertura (artrotomia) con una più vasta incisione per raggiungere questo difetto.

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(A sinistra) durante l’artroscopia, il chirurgo inserisce un artroscopio attraverso una piccola incisione delle dimensioni di un’asola. (destro) Altri strumenti sono inseriti attraverso incisioni separati per trattare il problema.
I risultati a lungo termine
La chirurgia può ridurre con successo i sintomi causati dal conflitto. Correggere il conflitto può prevenire futuri danni all’anca. Tuttavia, non tutto il difetto può essere completamente corretto dalla chirurgia, soprattutto se il trattamento è stato ritardato ed il danno è grave. È possibile che più problemi possono svilupparsi nonostante tutto nel futuro.

Chirurgia della spalla

chirurgia-spalla-napoliCHIRURGIA E PATOLOGIE DELLA SPALLA

A. Rottura della cuffia dei rotatori
B. Artrosi di spalla
C. Traumatismi della spalla
D. Le protesi di spalla